Emigrazione intellettuale: il Sud perde la testa!

E’ stata pubblicata di recente una ricerca dello SVIMEZ (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) sui laureati residenti nel Sud Italia e sul loro destino post-laurea. I dati sono davvero preoccupanti. Ne estraggo alcuni da un articolo de La Repubblica. “Nel 2004, a tre anni dalla laurea, il 46,4 per cento dei laureati meridionali che hanno studiato al Sud e si sono laureati in corso è disoccupato. Disoccupato anche il 43,3 per cento dei laureati con il massimo dei voti.” E questo quasi 50% ad un certo punto va via. “Nel 1992 i giovani meridionali che emigravano al Nord dopo la laurea erano il 6 per cento; nel 2001 sono diventati il 22 per cento. In valori assoluti, da 1.732 a 9.899 laureati e tra questi più ingegneri ed economisti.” Ed io aggiungerei anche quelli che vanno fuori d’Italia. Non ho numeri, ma alcuni esempi. Nell’azienda in cui faccio consulenza, ci sono 7 italiani, 6 dei quali meridionali. Nel dipartimento in cui faccio ricerca, ci sono 8 ricercatori italiani, 6 dei quali meridionali. Perche’ tutto cio’? Lo lascio dire alla Prof. Margherita Scarlato, docente di Economia dello sviluppo all’Università di Roma Tre e che fa parte del gruppo di ricerca che ha condotto lo studio. “Nel Mezzogiorno il mercato del lavoro è opaco, molto più di quanto lo sia a livello nazionale. L’accesso non meritocratico al lavoro è più forte. E non è solo un problema di stagnazione economica. Laddove è carente la qualità dell’istruzione scolastica infatti è molto più determinante il ruolo della famiglia. Perciò l’origine sociale e territoriale continua a determinare fortemente l’accesso all’istruzione, il rendimento, e la collocazione nel mondo del lavoro”. E la Professoressa Margherita Scarlato conclude: “Servono interventi rigorosi di inclusione sociale per evitare che i giovani restino ai margini altrimenti non ci saranno davvero limiti alle emigrazioni. Chi emigra lo fa per necessità, per avere una possibilità di crescita e di lavoro, e nella maggior parte dei casi non è una scelta privata”.

6 pensieri su “Emigrazione intellettuale: il Sud perde la testa!

  1. parlo da studente fuori sede…
    credo che sia la stagnazione economica ad essere causa, più che di altri fattori, del basso livello di istruzione. non vorrei fare un discorso semplicistico, ma la sintesi mi impone superficialità: in mancanza di grossi investimenti (esterni, da privati, da aziende in particolare) l’università accusa il colpo e si ritrova a sopravvivere, ad autosostenersi, anzichè divenire polo di sapere (e di lavoro). se nel breve periodo non verranno prese le dovute misure in questo senso, il nostro ateneo e la nostra regione, dovranno rinunciare ad ogni speranza di competitività nel vasto mondo italiano ed europeo.

    perdonate ancora la superficialità.

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  2. ma nn é una questione di bassa qualità dell’istruzione…secondo me….
    é una questione di assenza di un background economico e sociale che consenta l’inserimento nel mondo del lavoro ai giovani…ed é anche perché la nostra cultura “storica” .

    “L’accesso non meritocratico al lavoro è più forte. E non è solo un problema di stagnazione economica. Laddove è carente la qualità dell’istruzione scolastica infatti è molto più determinante il ruolo della famiglia. Perciò l’origine sociale e territoriale continua a determinare fortemente l’accesso all’istruzione, il rendimento, e la collocazione nel mondo del lavoro”…..é sostanzialmente questo il punto secondo me
    ..io nn sono un’economista né sociologa…però so che anche se avrò una laurea sarà difficile insediarmi nella terra in cui sono nata “”sic stantibus res”(ahahah)
    cmq a parte gli scherzi, nn é tanto bello il collasso sociale a cui assistiamo……(.e che viviamo, soprattutto)

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  3. purtroppo anche io egrigado!!

    io no trovare lavoro a sud e emigrado al nord

    ora io lavorare da un anno mezzo qui , trovare bene ma manca casa, famiglia, amici.

    putroppo questa è Italia

    : nu schif !!!!

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  4. sarebbe bello se si potesse scegliere dove condurre la propria vita nel migliore dei modi, purtroppo ciò nn è possibile. al di là di tutte le analisi sociologiche ed economiche, la cosa che fa rabbia è nn avere la possibilità di scegliere. tuttavia anche nella emigarzione culturale vi potrebbe essere un suo vantaggio se le istituzione e le imprese investissero per far tornare i cervelli qualcosa potrebbe cambiare.
    ad esempio la regione basilicata finanzia i master fuori regione, ma mai ha pensato di porre un vincolo per far fruttare questo investimento formativo in basilicata, sembra quasi che questo nn sia altro che un assegno di buonauscita per i giovani lucani, il messaggio implicito è : andate via, vi diamo anche i denari!!

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