Riflessione sul terremoto di Mario Romeo, Febbraio-Marzo 1997

Mi piace condividere quest’analisi che mio padre scrisse nel Febbraio-Marzo 1997 sull’esperienza post-terremoto nella regione Basilicata. Credo che vi siano tanti spunti di riflessione, a volte qualche segno di stanchezza, in alcune righe si nasconde forse delusione, chiude speranzoso, ma neppure poi cosi’ tanto. Ma al di la’ delle emozioni e delle reazioni che puo’ suscitare, spero, che in questo 23 Novembre, questo documento possa essere uno spunto per riflettere su questi 40 anni e, magari, anche su questa nuova crisi che ci colpisce.

Ho scannerizzato il documento. Dovrebbe essere scaricabile in formato PDF.

Sulla visione del paese lucano come luogo inferiore

Agli inizi degli anni 80 ho frequentato la Scuola Media Luigi La Vista di Potenza. Di buon mattino, verso le 6:30, mi alzavo e con tanti altri ragazzi e ragazze di Picerno mi muovevo verso Potenza. Un giorno, durante la ricreazione, i compagni della mia classe si avvicinarono alla Professoressa d’Inglese, la quale argomentava che era impensabile che i ragazzi e le ragazze di Potenza dovessero andare alla scuola superiore a Picerno, dove da poco era stata aperta la struttura donata dal Consolato degli Stati Uniti d’America. Il commento mi suonava un po’ strano. Perche’ io potevo andare a scuola in un’altra citta’ ed il mio coetaneo di Potenza non poteva venire a Picerno? Ma non ci feci caso, ma poi quando la mia frequentazione scolastica di Potenza continuo’ al Liceo Scientifico e quando si prova a dare risposte alle cose, qualche pensierino sulla visione d’inferiorita’ che si dedicava ai paesi mi venne pure. Nell’immaginario cittadino, il paese lucano doveva rimanere il paese lucano del Cristo si e’ fermato ad Eboli, un luogo di gente umile, povera e analfabeta. Era impensabile che un paese lucano potesse avere l’istituto d’istruzione superiore piu’ moderno della provincia. Era impensabile che il mio coetaneo di Potenza dovesse venire a infangarsi le scarpe in un paese in cui non c’erano neppure le strade!

Certamente, vi erano coloro che vedevano ben altro nei paesi lucani, ma questa era un idea diffusa del paese. Le cose sono migliorate? Beh, spero di si. Ma a volte, alcuni episodi mi dicono che c’e’ ancora qualcosa di recondito conservato da qualche parte e che a volte riemerge. Credo che quest’estate Picerno lo abbia sperimentato due volte. Nella riunione del 21 Luglio sul radar, gli ospiti del paese che venivano a difendere le tesi del radar hanno trattato il paese con sufficienza e superbia. Forse le argomentazioni contrarie non sono state forti, ma il rispetto per le persone ed i luoghi non va mai perso. Il secondo episodio riguarda la retrocessione del Picerno in Serie D. Non sto qui a discutere l’iter giudiziario che va rispettato, ma guardando a tutto il percorso che ha portato alla sentenza ed alle reazioni, mi vien da dire che ci si e’ accaniti contro una bella storia. E come il bellissimo istituto di scuola superiore, non sembrava possibile che un paese di scarso 6000 abitanti potesse avere una squadra in Serie C, un Presidente che ha costruito una realta’ intorno all’amore per la propria terra, una cittadinanza che s’abbracciava alla squadra perche’ era un modo per evadere la quotidianita’ e ritrovare una identita’, forse un po’ scalfita negli anni. Non e’ pensabile tutto cio’ in un paesino lucano. Il paesino lucano deve stare al suo posto, non crescere mai, non sognare mai, ed accettare il suo destino e la gestione del proprio destino da parte di altri.

Ma con un moto d’orgoglio, magari anche retorico, mi permetto di dire che i picernesi hanno saputo sempre reagire. L’Istituto Superiore e’ ancora li’, ospita giovani da tutte le parti della provincia ed e’ anche considerato un buon istituto di formazione secondaria. La squadra e’ sempre li’ con un Presidente sempre presente ed il mondo attorno sempre vicino. Ed Il paese e’ sempre disteso sulle tre colline, abbracciato dalle sue vivaci campagne e pronto ad accogliere anche chi non lo ha rispettato.

Lettera sul radar ad un giornale

Riporto il testo qui di una lettera inviata al La Nuova del Sud in seguito alla riunione sul Radar tenutasi a Picerno il 21 Luglio 2020. La lettera e’ stata pubblicata, ma monca e con un titolo, che non avrei mai proposto. Per cui ripropongo qui la lettera per intero.

Gentile Direttore,

Ho partecipato alla riunione pubblica sul radar su Monte Li Foj, tenutasi a Picerno il giorno 21 Luglio, a cui hanno partecipato varie illustre personalità ed esperti tra cui il Presidente della Protezione Civile, Borrelli. Il tema del dibattito riguardava l’installazione di un radar per la raccolta di dati metereologici su Monte Li Foj nel Comune di Picerno. E’ questa un’annosa questione che si è protratta per lungo tempo e che ha preoccupato e preoccupa l’intera comunità picernese.

Ho apprezzato moltissimo l’evento che il Sindaco di Picerno, Giovanni Lettieri, ha organizzato, anche spronato da un agguerrito Comitato No Radar. Ho apprezzato la presenza del Presidente della Protezione Civile, che ha trovato il tempo per venire nel nostro piccolo comune. Ed ho apprezzato le relazioni tecniche intente a spiegare l’intero progetto ed il punto di vista dei proponenti.

Essendo un esperto dell’Internet delle Cose e lavorando molto nella parte che riguarda gli aspetti di raccolta e comunicazione dei dati, capisco perfettamente la necessità di completare una rete di radar sul territorio nazionale per poter raccogliere dati per fare analisi sulle condizioni metereologiche e per fare gestione predittiva di eventi che potrebbero ledere la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini. Conoscendo le linee guide del ICINRP sulle onde elettromagnetiche, ho apprezzato la presentazione sulla compatibilità elettromagnetica del radar proposto.

Come ha specificato il Presidente Borrelli, questo è un lavoro che ha una valenza nazionale, importante per la sicurezza dell’intero territorio nazionale. Ed io capisco questa valenza. E capisco anche quando l’Assessore Regionale all’Ambiente Gianni Rosa, seppure la sua posizione sul radar si è rivelata ondivaga nel tempo, passando da una strenua opposizione ad esso ad un quasi amore per esso, dice che questo radar è un servizio per lo Stato e noi dobbiamo credere nello Stato. Ed io credo nello Stato e credo nella responsabilità civile del cittadino verso lo Stato.

Detto tutto ciò, però un punto va discusso. Monte Li Foj è per i picernesi non solo uno splendido scenario montano, ma è identità. Ci sono picernesi che vivono sulla montagna in un atto simbiotico con essa, un pò come i personaggi de Le Otto Montange di Paolo Cognetti. Per noi picernesi, che viviamo giù al paese e nelle campagne, la sera è come se andassimo tutti a dormire su Monte Li Foj. Ci facciamo proteggere da Monte Li Foj. Mio nonno, pastore tra quei boschi antichi, lo guardava come il nostro nume tutelare. A noi, quindi, si chiede un sacrificio del nostro nume tutelare. Ed io, come ho già detto sopra, sono disposto al sacrificio per il bene dello Stato tutto e dei sui cittadini, da Domodossola a Lampedusa. Però, quando il Comune di Picerno chiede una delocalizzazione del sito radar dall’area scelta, in pieno bosco quasi vergine, ad un sito vicino già adibito a centro di comunicazione con antenne televisive e stazioni radiobasi cellulari di proprietà di Telecom Italia Mobile, la Protezione Civile, certo, si presta ad interloquire con l’operatoe mobile italiano, ma l’operatore mobile italiano sostazialmente si tira fuori dalla questione. Il centro di comunicazione a cui faccio riferimento è centrato intorno ad una torre costruita nel 1969, in un area di Monte Li Foj che domina da un lato la zona industriale di Tito e dall’altro lato la parte restante di Basilicata Occidentale fino a Pescopagano, per cui perfetta agli obiettivi del radar, ma che, allo stato attuale, non potrebbe sorreggere il radar, principalmente per motivi strutturali. Per cui, sarebbe necessario un adeguamento del sito per poter accomodare il radar. Ma, Telecom Italia Mobile non ha l’interesse per farlo. E, come è stato marcato più volte durante la riunione, neppure si può pensare di espropriare il sito, anche perchè Telecom Italia Mobile trae dei profitti da quel sito, accomodando stazioni radio base di altri operatori cellulari ed antenne radio-televisive di vari altri operatori di comunicazione.

Il messaggio che emerge da tale posizione e ragionamento è che il cittadino picernese può sacrificare il suo nume tutelare per il beneficio dello Stato. Telecom Italia Mobile, una grande azienda delle telecomunicazioni italiane, non può sacrificarsi per il bene dello Stato. Viene fuori quella visione del cittadino inerme di fronte ai poteri economici. Viene fuori quella visione di una politica che non sa prendere la decisione più appropriata per non ledere gli interessi dei grandi poteri economici, ma può ledere quelli di un piccolo paese la cui influenza decisionale è limitata. Viene fuori il messaggio perfetto che alimenta i teorici del tutto e del nulla e che, oggi, spesso portano il dibattito su questioni importanti lontano dalla logica ed a ridosso del paradosso.

Eppure proporre a Telecom Italia Mobile un ammodernamento del centro di comunicazione, rendendolo idoneo ad ospitare il radar, potrebbe essere anche una processo di ottimizazione di rete e, conseguentemente, anche un incentivo ai profitti che Telecom Italia Mobile riceve dal sito. E quindi si chiede a Telecom Italia Mobile un investimento da cui trarre beneficio e non solo economico, perche’ l’operatore mobile trarebbe anche un beneficio d’immagine. Finalmente, Telecom Italia Mobile svolgerebbe il suo ruolo di grande azienda italiana, che, ponendosi al di sopra della semplice logica del profitto, contribuisce al benessere del paese ospitando sul suo sito una parte essenziale di una rete di radar per la sicurezza del paese. Non sto chiedendo un sacrificio alla fine, sto chiedendo la responsabilità civile di una grande azienda italiana.

Non sto chiedendo l’impossibile. Sto chiedendo la piena inclusione di tutte le parti in un lavoro d’importanza nazionale. Sto chiedendo un nuovo tavolo tecnico dove Telecom Italia Mobile partecipi affinchè il radar possa essere localizzato in un moderno centro di comunicazione. Io, come cittadino e non posso parlare per tutti i picernesi, sono disposto al mio atto di responsabilità civile. Telecom Italia Mobile dovrebbe fare lo stesso. Sarebbe un bel messaggio da dare a tutti, il messaggio di un paese coeso che inclusivamente, dalla grande azienda al cittadino, lavora per la sua sicurezza in una visione sostenibile del proprio futuro.

Cordiali saluti,

Saverio Romeo

Sono figlio di un socialista liberale, Sindaco socialista di un paese lucano e dirigente regionale PSI e me ne vanto

Questa lettera e’ stata mandata a L’Avanti online, Il Riformista ed al Quotidiano della Basilicata il 18 Gennaio del 2020. La riporto qui per archiviarla. Alla fine, GalloItalica e’ un po’ un archivio di vita.

Questo ventennale della morte di Craxi ed il film “Hammemet” hanno ravvivato in me ricordi e considerazioni di ogni sorta. Vivendo fuori Italia, non ho potuto ancora vedere il film, ma ho letto tanto. Ed ho di nuovo letto i vituperi e le esaltazioni, le condanne sommarie e la voglia del martire, le campagne della volgarita’ e la voglia della vendetta. Insomma e’ ritornato il se sei socialista, sei automaticamente un delinquente da un lato e l’esaltazione orgogliosa e caparbia dell’essere socialista dall’altro. Non si puo’ essere donne e uomini socialisti e basta. E mi sembra allora che in 20 anni dalla morte di Craxi non e’ cambiato nulla e non si vuol cambiare nulla. Ma adesso, a 46 anni, a piu’ di vent’anni da tangentopoli, mi ritengo formato sul tema e non debole come lo ero allora quando mio padre venne travolto dalla distruzione del PSI.

Si. Io sono anche figlio di un socialista, di un socialista liberale, di un Sindaco socialista di un paese lucano, di un dirigente regionale del PSI. E quegli anni per mio padre furono un nuovo terremoto. Lui, che da socialista, aveva contribuito alla gestione del terremoto nel suo comune, ne doveva allora gestire un altro, forse piu’ trememdo e piu’ violento di quello degli anni 80. Mio padre fa tutto il viaggio del socialista meridionale, dalla minoranza alla DC negli anni 70 all’etichetta di ladro perche’ socialista durante tangentopoli, passando per le vittorie e le sconfitte del suo cammino politico durante gli anni 80. E vive il passaggio terribile degli inizi anni 90 interamente nella sua irreale violenza: le lettere del tribunale che arrivavano a casa che poi puntualmente svanivano nel nulla giudiziario anche se cavalcate da articoli sui giornali locali di sedicenti giornalisti dell’epoca; invenzioni su milioni intascati e depositati chissa’ dove; ed altre storie di ogni natura perche’ allora al socialista si poteva addebitare tutto, anche il patto con il diavolo. Mio padre passo’ attraverso tutto questo abbandonato da molti e supportato da pochi che gli rimasero vicino anche quando il potere era svanito.

Non seppi aiutarlo come avrei dovuto. Ero semplicemente un giovane ed intellettualmente debole studente universitario che non comprendeva bene quello che stava succedendo. Non che avessi perso il rispetto per mio padre, anzi, l’ho sempre visto come un monumento di onesta, creativita’ intellettuale e rispetto per gli altri. Ma non avevo capito bene. Oggi mi ritornano in mente quei giorni e leggendo la pochezza di analisi sul quel periodo storico, sul PSI, su Craxi e le conseguenti facili generalizzazioni, mi sento ancora peggio. E’ facile parlare male degli altri ed infierire da un pulpito alto e solido tanto per farsi belli. Come e’ facile fare il tifo sfrenato e cieco. Ci vorrebbe invece l’umilta’ della ragione per pensare a quella fase storica con animo aperto e critico perche’ vi sono indicazioni e spunti utili per l’Italia e per tutto il popolo italiano.

Ed invece no. Siamo qui ancora a dover tollerare il binomio socialista-delinquente. Non sono sicuro che quest’Italia alla ricerca del leader forte che fa dell’insulto la sua metodologia politica – insulto che oggi riverbera ancora piu’ forte grazie ai social ed alla manipolazioni di dati digitale di ogni sorta – sapra’ liberarsi dai facili binomi frutto dell’incapacita’ di razionalizzare gli eventi. Ma voglio essere fiducioso che, prima o poi, sapremmo ragionare senza pregiudizi su eventi del nostro passato ed in particolare sul passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Credo che tutti gli italiani meritino tale riflessione. Credo che i tanti socialisti che ieri ed oggi hanno lavorato e lavorano con onesta’ e passione per la propria comunita’ed il proprio paese lo meritino.

Per una storia del paese dagli anni 80 ad oggi – Interbar, Whisky Notte Go Go, Radio Picerno e l’affanno per la modernità’

Il rigore del Signor Colangelo durante la partita dell’Interbar con la squadra “La Discoteca” rimane il mio momento piu’ alto di calcio. Non e’ tanto il gesto atletico ad impressionare, che forse non c’era neppure, ma il contorno. La camminata simpatica di Colangelo a goal fatto sotto gli spalti, il suo sorriso agli spettatori, il suo segno con le mani per dire “Che class! Avere vist!” e il fragore felice seguito dagli applausi del pubblico. Erano gli Interbar primi anni ottanta, roba senza pretese, tanto per divertirsi e farsi due chiacchiere e risate. S’inciampava sui palloni, si rotolava a terra e magari si faceva goal con il didietro. Ed io, ad 8,9 anni, mi sentivo pienamente parte del pubblico che applaudiva il Signor Colangelo. Anche perché’, bisogna dirlo, il Signor Colangelo era ed e’ una persona simpaticissima. Aggiungete che abitava di fronte casa mia e che tra il suo garage ed il bar dei miei cugini passavo pomeriggi interi. Ed un po’ piu’ giu’, sotto casa mia, c’era la discoteca. Era un entità’, ai miei piccoli occhi, strabiliante. Nei miei garage ogni venerdi e sabato sera succedevano cose fantastiche a cui non ero ammesso. Ed il divieto accresceva la curiosità’. Ed anche il nome era fantastico, “Whisky Notte Go Go”. Per capire che volesse significare ho dovuto aspettare qualche anno in più’, ma a pensarci oggi, un nome quasi epico. Non ci potevo entrare, ma ogni volta m’aggiravo intorno all’entrata. Tutti sti giovani che uscivano ed entravano freneticamente. E poi questa musica! E li’ che le mie orecchie acchiappavano cose come “Ain’t nobody” della fenomenale Chaka Khan, Kool & the Gang, Earth Wind & Fire, Donna Summer e cosi’ via. Tutta roba che ritorna prepotente nella mia adolescenza quando, persa la discoteca locale, la gioventù’ picernese nei suoi sabato sera si riversava in varie discoteche tra Potenza, Ruoti, Pignola e Muro Lucano. E chi puo’ mai dimenticare i cubi del Loco Mia! Ma tornando al “Whisky Notte Go Go”, era quello il periodo dalla ripresa del terremoto. Il 23 Novembre 1980 e quello che segui nei freddi mesi invernali ci aveva scossi. La scossa del 23 Novembre e’ l’unica cosa della mia infanzia che ricordo con dettaglio! Era il periodo per uscire dallo shock ed approfittarne per fare anche qualcosa di positivo. “Whisky Notte Go Go” un po’ rappresentava la modernità a cui volevamo ambire. In una discoteca in un paese piccolo dell’Appennino Lucano si trova tutto cio’ che il paese non e’: Chaka Khan da Chicago cantarci in inglese, le luci artificiali che si muovono come pazzi, la stroboscopica che illumina ad intermittenza le carezze ed i baci tra coppie. E tutto cio’ per portarci laddove il mondo andava, che ci piaceva o non ci piaceva. Ad accompagnare questo viaggio verso “il moderno” c’era anche Radio Picerno, che aveva preso in mano le redini del viaggio gia’ prima del terremoto. Una Radio che vive e diverte grazie a persone come Felice Russillo, diventato poi colui che ha fatto divertire il paese per anni ed anni. Ma questo e’ un altro capitolo.