Sono figlio di un socialista liberale, Sindaco socialista di un paese lucano e dirigente regionale PSI e me ne vanto

Questa lettera e’ stata mandata a L’Avanti online, Il Riformista ed al Quotidiano della Basilicata il 18 Gennaio del 2020. La riporto qui per archiviarla. Alla fine, GalloItalica e’ un po’ un archivio di vita.

Questo ventennale della morte di Craxi ed il film “Hammemet” hanno ravvivato in me ricordi e considerazioni di ogni sorta. Vivendo fuori Italia, non ho potuto ancora vedere il film, ma ho letto tanto. Ed ho di nuovo letto i vituperi e le esaltazioni, le condanne sommarie e la voglia del martire, le campagne della volgarita’ e la voglia della vendetta. Insomma e’ ritornato il se sei socialista, sei automaticamente un delinquente da un lato e l’esaltazione orgogliosa e caparbia dell’essere socialista dall’altro. Non si puo’ essere donne e uomini socialisti e basta. E mi sembra allora che in 20 anni dalla morte di Craxi non e’ cambiato nulla e non si vuol cambiare nulla. Ma adesso, a 46 anni, a piu’ di vent’anni da tangentopoli, mi ritengo formato sul tema e non debole come lo ero allora quando mio padre venne travolto dalla distruzione del PSI.

Si. Io sono anche figlio di un socialista, di un socialista liberale, di un Sindaco socialista di un paese lucano, di un dirigente regionale del PSI. E quegli anni per mio padre furono un nuovo terremoto. Lui, che da socialista, aveva contribuito alla gestione del terremoto nel suo comune, ne doveva allora gestire un altro, forse piu’ trememdo e piu’ violento di quello degli anni 80. Mio padre fa tutto il viaggio del socialista meridionale, dalla minoranza alla DC negli anni 70 all’etichetta di ladro perche’ socialista durante tangentopoli, passando per le vittorie e le sconfitte del suo cammino politico durante gli anni 80. E vive il passaggio terribile degli inizi anni 90 interamente nella sua irreale violenza: le lettere del tribunale che arrivavano a casa che poi puntualmente svanivano nel nulla giudiziario anche se cavalcate da articoli sui giornali locali di sedicenti giornalisti dell’epoca; invenzioni su milioni intascati e depositati chissa’ dove; ed altre storie di ogni natura perche’ allora al socialista si poteva addebitare tutto, anche il patto con il diavolo. Mio padre passo’ attraverso tutto questo abbandonato da molti e supportato da pochi che gli rimasero vicino anche quando il potere era svanito.

Non seppi aiutarlo come avrei dovuto. Ero semplicemente un giovane ed intellettualmente debole studente universitario che non comprendeva bene quello che stava succedendo. Non che avessi perso il rispetto per mio padre, anzi, l’ho sempre visto come un monumento di onesta, creativita’ intellettuale e rispetto per gli altri. Ma non avevo capito bene. Oggi mi ritornano in mente quei giorni e leggendo la pochezza di analisi sul quel periodo storico, sul PSI, su Craxi e le conseguenti facili generalizzazioni, mi sento ancora peggio. E’ facile parlare male degli altri ed infierire da un pulpito alto e solido tanto per farsi belli. Come e’ facile fare il tifo sfrenato e cieco. Ci vorrebbe invece l’umilta’ della ragione per pensare a quella fase storica con animo aperto e critico perche’ vi sono indicazioni e spunti utili per l’Italia e per tutto il popolo italiano.

Ed invece no. Siamo qui ancora a dover tollerare il binomio socialista-delinquente. Non sono sicuro che quest’Italia alla ricerca del leader forte che fa dell’insulto la sua metodologia politica – insulto che oggi riverbera ancora piu’ forte grazie ai social ed alla manipolazioni di dati digitale di ogni sorta – sapra’ liberarsi dai facili binomi frutto dell’incapacita’ di razionalizzare gli eventi. Ma voglio essere fiducioso che, prima o poi, sapremmo ragionare senza pregiudizi su eventi del nostro passato ed in particolare sul passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Credo che tutti gli italiani meritino tale riflessione. Credo che i tanti socialisti che ieri ed oggi hanno lavorato e lavorano con onesta’ e passione per la propria comunita’ed il proprio paese lo meritino.

Per una storia del paese dagli anni 80 ad oggi – Interbar, Whisky Notte Go Go, Radio Picerno e l’affanno per la modernità’

Il rigore del Signor Colangelo durante la partita dell’Interbar con la squadra “La Discoteca” rimane il mio momento piu’ alto di calcio. Non e’ tanto il gesto atletico ad impressionare, che forse non c’era neppure, ma il contorno. La camminata simpatica di Colangelo a goal fatto sotto gli spalti, il suo sorriso agli spettatori, il suo segno con le mani per dire “Che class! Avere vist!” e il fragore felice seguito dagli applausi del pubblico. Erano gli Interbar primi anni ottanta, roba senza pretese, tanto per divertirsi e farsi due chiacchiere e risate. S’inciampava sui palloni, si rotolava a terra e magari si faceva goal con il didietro. Ed io, ad 8,9 anni, mi sentivo pienamente parte del pubblico che applaudiva il Signor Colangelo. Anche perché’, bisogna dirlo, il Signor Colangelo era ed e’ una persona simpaticissima. Aggiungete che abitava di fronte casa mia e che tra il suo garage ed il bar dei miei cugini passavo pomeriggi interi. Ed un po’ piu’ giu’, sotto casa mia, c’era la discoteca. Era un entità’, ai miei piccoli occhi, strabiliante. Nei miei garage ogni venerdi e sabato sera succedevano cose fantastiche a cui non ero ammesso. Ed il divieto accresceva la curiosità’. Ed anche il nome era fantastico, “Whisky Notte Go Go”. Per capire che volesse significare ho dovuto aspettare qualche anno in più’, ma a pensarci oggi, un nome quasi epico. Non ci potevo entrare, ma ogni volta m’aggiravo intorno all’entrata. Tutti sti giovani che uscivano ed entravano freneticamente. E poi questa musica! E li’ che le mie orecchie acchiappavano cose come “Ain’t nobody” della fenomenale Chaka Khan, Kool & the Gang, Earth Wind & Fire, Donna Summer e cosi’ via. Tutta roba che ritorna prepotente nella mia adolescenza quando, persa la discoteca locale, la gioventù’ picernese nei suoi sabato sera si riversava in varie discoteche tra Potenza, Ruoti, Pignola e Muro Lucano. E chi puo’ mai dimenticare i cubi del Loco Mia! Ma tornando al “Whisky Notte Go Go”, era quello il periodo dalla ripresa del terremoto. Il 23 Novembre 1980 e quello che segui nei freddi mesi invernali ci aveva scossi. La scossa del 23 Novembre e’ l’unica cosa della mia infanzia che ricordo con dettaglio! Era il periodo per uscire dallo shock ed approfittarne per fare anche qualcosa di positivo. “Whisky Notte Go Go” un po’ rappresentava la modernità a cui volevamo ambire. In una discoteca in un paese piccolo dell’Appennino Lucano si trova tutto cio’ che il paese non e’: Chaka Khan da Chicago cantarci in inglese, le luci artificiali che si muovono come pazzi, la stroboscopica che illumina ad intermittenza le carezze ed i baci tra coppie. E tutto cio’ per portarci laddove il mondo andava, che ci piaceva o non ci piaceva. Ad accompagnare questo viaggio verso “il moderno” c’era anche Radio Picerno, che aveva preso in mano le redini del viaggio gia’ prima del terremoto. Una Radio che vive e diverte grazie a persone come Felice Russillo, diventato poi colui che ha fatto divertire il paese per anni ed anni. Ma questo e’ un altro capitolo.

C’e’ bisogno di Pazienza

Questa mattina ho letto alla classe di mio figlio le favole di Andrea Pazienza. Per essere precisi, ho letto la storia del leone Pancrazio Sonsazio. Pancrazio che mangia elefanti e polli ed i bigne’, ma e’ triste perche’ non tutti gli vogliono bene. Ed allora rinuncia a mangiare elefanti e polli per farsi amare anche da loro. Si riduce a distruggersi i denti con i bigne’, solo dopo scoprendo, grazie al saggio inventore delle cose del mondo, che si puo’ vivere benissimo con spaghetti, latte e frutta. Beh, alla fine tutti i bimbi della classe volevano bene a Pancrazio. Pazienza fa star bene bambini provenienti da ogni parte del mondo. Oggi, c’e’ proprio bisogno di Pazienza!

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Se parlate di politiche per la cultura a Picerno, ricordatevi dell’incredibile contributo della Prof. Maria Teresa Greco

Qualche tempo fa importunai degli amici picernesi per far firmare loro una lettera indirizzata al Sindaco di Picerno che chiedeva la cittadinanza onoraria per la Prof. Maria Teresa Greco per i suoi meriti nella ricerca e nella valorizzazione del dialetto galloitalico a Picerno. Mandai la lettera cartacea al Sindaco, ma non ho mai ricevuto risposta. E sinceramente non aspetto una risposta. Credo che il Sindaco abbia ben altre priorita’ che rispondermi. Non so se il Sindaco e la Giunta abbiamo considerato quella lettera e se su essa abbiano riflettuto, ma mi sembra di capire che nessuna iniziativa sia stata intrapresa. E non credo che verra’ intrapresa considerato le imminenti elezioni. Ed allora se in queste elezioni qualcuno parlera’ di politiche culturali per il Comune, spero che si ricordi della Prof. Maria Teresa Greco e del suo impagabile contributo alla conoscenza della nostra storia

La collaborazione ci fa vincere la Coppa Italia, ma potrebbe darci ancor di piu’ fuori dallo stadio

Il calcio e gli sport in generale hanno la fantastica caratteristica di unire le persone, di farli ritrovare improvvisamente comunita’, comunita’ capace di raggiungere qualcosa. Questo vedo nei post su Facebook sulla vittoria del Picerno nella Coppa Italia Regionale di Basilicata. Vedo una grande soddisfiazione su un obiettivo che appartiene a tutti. Leggo di mille complimenti a chi ha fatto in modo che questo succedesse, complimenti ad un gruppo di persone che hanno lavorato per un obiettivo e forse anche per altri che verranno. Ed a questa esuberanza e gioia collettiva vorrei dire che Picerno puo’ avere altre soddisfazioni che vanno oltre il calcio e lo sport se questo spirito di coesione, che il calcio sa creare, puo’ continuare. Come dicono i commenti su Facebook, la Coppa Italia e’ frutto di una collaborazione tra diverse persone e gruppi. Picerno cresce come nel calcio, se la collaborazione tra persone ed organizzazioni continua anche fuori dallo stadio.

Nel 2014 continuero’ ad immaginare perche’ altrimenti sono semplicemente morto

Una conta del 2013 la devo pur fare!? Giovanni Lindo Ferretti ed i CSI parlavano di “annus horribilis in secolo malefico” parlando di anni non troppo lontani. Forse esagerava e forse, oggi, Giovanni Lindo lo riconosce dalle sue odierne dimore montane. Chissa’? Certo il 2013 non e’ da annoverare tra gli anni felici. Come italiani, soffriamo molto, sofferenza accentuata da una depressione quasi incrollabile alimentata da un desideroso autolesionismo, come se autoflaggellarci risolva i problemi. Come Saverio, annovero delle belle cose. “I Sogni degli Uomini sono l’Anima dei Territori” e’ una cosa da portarsi dentro con orgoglio senza ostentare, ma dicendo semplicemente che abbiamo provato a muovere le immaginazioni. Accompagnare mio figlio Mario a scuola e sentirmi fare le domande piu’ impensabili da “cosa e’ Dio” a “cosa c’e’ dopo Plutone” passando per domande su tatticismi per Angry Birds e’ un modo per capire che, come “adulti”, la nostra missione e’ alimentare l’amore per la conoscenza di queste nuove donne e questi nuovi uomini. E sono contento che la piccola biblioteca di Picerno “Nati per Leggere” accetta i miei doni di libri in inglese per i bambini. Continuero’ a donare anche nel 2014 e spero che anche voi farete lo stesso. Nel 2014 continuero’ a rispondere alle domande dei miei figli, dei miei familiari, dei miei amici. Nel 2014 continuero’ ad immaginare perche’ altrimenti sono semplicemente morto.

Kano – un computer da costruire pezzo per pezzo – un modo fantastico per introdurre i bimbi al mondo dei computer – Scuole italiane adottatelo

Questa mattina ho supportato il progetto Kano su Kickstarter. Kickstarter e’ una delle piu’ famose piattaforme di crowdfunding. Un inventore od un gruppo d’inventori con una idea specifica propongono il loro progetto sulla piattaforma di crowdfunding e tutti possono diventare loro finanziatori prenotando l’acquisto dell’oggetto quando sara’ terminato. Kano e’ un idea molto bella per bimbi delle scuole elementari e medie. E’ un computer che si puo’ assemblare come se fosse una costruzione Lego. Una volta assemblato, si puo’ programmare, creare giochi, ascoltare musica e cosi’ via. L’ho comprato per i miei figli, ma alcune scuole stanno supportando questo progetto perche’ incredibilmente educativo e creativo.

Le scuole di Picerno, di Tito o altri paesi vogliono fare lo stesso? Sarebbe una scelta fantastica per gli studenti. Fatemi sapere, sono disposto ad aiutarvi. Potrebbe essere un idea anche per le biblioteche per bambini, come quella “Nati per Leggere” di Picerno. Si potrebbe fare in modo semplice. Si possono ordinare due o tre Kano facendo una colletta tra genitori. Non costa tantissimo. Pero’ bisogna muoversi. Fatemi sapere sono qui.