Diario Galloitalico – Le pperne re fene

Il titolo e’ sbagliato! Non e’ colpa mia. Il Dizionario dei dialetti di Picerno e Tito della Prof. Maria Teresa Greco – un libro a cui dovrebbe erigersi un monumento o ristamparlo con una copia per ogni famiglia – mi dice dove vanno gli accenti e le dieresi, ma questo maledetto software che uso per scrivere non ha ritegno. Se ne infischia di accenti e dieresi! Eppure la campagna picernese era piena di pperne. Meriterebbero un rispetto immenso. Di questi tempi sembrava di vedere piccole case di paglia sparse nelle campagne ed uno fantasticava chi ci vivessero gnomi oppure che fossero le residenze estive dei munekaciedde (anche qui, perdonatemi, ci sono accenti e dieresi da mettere!). Vedo bene la perna in qualche serie TV di fantasy su Netflix o quant’altro. Oggi se ne vedono davvero poche di pperne, ma le campagne sono piene di balle su cui stendersi sopra e rotolarsi a valle o nascondersi per celare chissa’ quale segreto! Effettivamente, la balla di fieno e’ un giocattolo bellissimo. E giocare e’ gioia. Anche il gioco diventa serio ai giorni nostri, con un fine e con un obiettivo. E chi non si dispera di fronte a parole come gamification! Il termine gamification oltre a disperarmi, m’angoscia. Meno male che ci sono le balle di fieno e per non dire delle pperne! E’ puro gioco. E’ pura infanzia. E’ pura Basilicata ad agosto. Che la gamification vada a farsi friggere! Viva le pperne!

Diario galloitalico – Il sole attraverso i pini

La luce del sole al tramonto attraverso gli alti pini, che mio padre fece piantare, ti toglie le ansie del mondo. Anche un solo istante e le guerre non sono vere, le cose che credi ingiuste svaniscono, le preoccupazioni che ti fanno disattento quando i figli chiedono attenzione diventano banalità. Poi tutto ritorna nella tua mente, ma hai una predisposizione diversa. Ti rendi conto che la vita è tribolanze e sole attraverso i pini della montagna. Trova i tuoi pini ed il tuo sole al tramonto.

A mia Zia Angela

Non so cosa significhi sindrome di Down. Non l’ho mai scoperto e capito veramente anche se ho vissuto con una persona, che era definita come “affetta da sindrome di Down”, da quando sono nato. Mia Zia Angela era una luce che splendeva sempre in ogni angolo della mia casa, in ogni momento del giorno, in ogni stagione e in tutti i balzi d’umore che la vita di una famiglia possa avere. Mia Zia Angela cantava, sorrideva, scriveva, disegnava, aiutava nelle faccende di casa, andava al Pizzicarino a prendere l’acqua, faceva la spesa, andava a scuola, faceva brillare le spiaggie dove passava le vacanze con altre persone che avevano altre identificazioni, faceva il tifo per il Milan, aveva i suoi poster in stanza, sognava l’amore, il matrimonio, amava tutti noi profondamente, voleva lavorare e sognava di aprire un ristorante nella casa in cui era cresciuta. Aveva i desideri, le voglie, l’entusiasmo e le tristezze che tutti noi abbiamo. Sinceramente non so cosa significhi sindrome di Down! Forse, pensadoci bene, piu’ di ogni altra persona che e’ stata ed e’ nella mia vita, mia Zia Angela mi ha veramente fatto comprendere che le diversita’ sono costrutti che ci facciamo o che altri fanno e noi ciecamente accettiamo. Ci sono persone nel mondo con le loro peculiarita’, ma tutte accumunate dal desiderio di vivere fino in fondo la vita. Grazie Zia Angelina per tutto cio.

Riflessione sul terremoto di Mario Romeo, Febbraio-Marzo 1997

Mi piace condividere quest’analisi che mio padre scrisse nel Febbraio-Marzo 1997 sull’esperienza post-terremoto nella regione Basilicata. Credo che vi siano tanti spunti di riflessione, a volte qualche segno di stanchezza, in alcune righe si nasconde forse delusione, chiude speranzoso, ma neppure poi cosi’ tanto. Ma al di la’ delle emozioni e delle reazioni che puo’ suscitare, spero, che in questo 23 Novembre, questo documento possa essere uno spunto per riflettere su questi 40 anni e, magari, anche su questa nuova crisi che ci colpisce.

Ho scannerizzato il documento. Dovrebbe essere scaricabile in formato PDF.