Ieri sono stato invitato ad una discussione sul concetto di “smart city”. Ad intervenire con una breve presentazione di dieci minuti eravano in tre: io come analista di tecnologie, un economista, un analista politico. La platea era formata da una quarantina di persone tra rappresentati d’azienda, rappresentanti di consolati, rappresentati del Ministero per l’Innovazione della Gran Bretagna. Immediatamente la discussione ha preso la seguente piega: dal 2020, il 75%-80% della popolazione vivra’ in grandi centri urbani, vengono chiamate “megacity”, rifacendosi un po’ al movimento architettonico giapponese del metabolismo rappresentato dal famoso architetto Tange Kenzo, quindi la tecnologia deve fare in modo che queste citta’ siano intelligenti (“smart”), facili da usare, facili da viverci. Il tutto e’ stato molto interressante, ma da buon essere umano rurale – caratteristica di cui mai mi liberero’, oramai mi e’ chiaro – non ho resisto a chiedere: “Prima di tutto perche’ vogliamo favorire questa tendenza delle megacity? Certo megacity significa opportunita’ e le opportunita’ attraggono? Ma possono essere distribuite verso aree periferiche? E se il fenomeno delle megacity non si ferma, cosa ne facciamo delle aree rurali e del restante 20% della popolazione?”. Le risposte non sono state esaustive. Anzi seppur condividendole, le mie considerazioni sono state ritenute superflue. Qualcuno ha anche detto che le aree rurali serviranno per produrre prodotti alimentari, risorse idriche, risorse energetiche e luoghi di riposo. Sostanzialmente le aree rurali produrranno i sostentamenti per le “megacity”. E a me questa interpretazione non e’ piaciuta per niente. In questo modo, si escludono le zone rurali dal futuro. E si vieta loro di farsi un futuro piu’ partecipativo ed attivo. L’area rurale diventa un passivo sostenitore dell’evolvere dell’umanita’. Credo che questa sia una interpretazione che bisogna combattere. Le aree periferiche devono sapere creare e sviluppare la proprio identita’ socio-economica e culturare in un mondo citta’-centrico. Diventare passive periferie e’ condannarsi alla morte!