Mi e’ stato detto: “Ma che scrivi a fare tanto nessuno ti pensa”. Ed ancora: “sistema Picerno? Ma a te Londra ta dat a la cap!” Ed poi: “Ma nun t’accir ca e’ temp pers”. Devo dire tutte considerazioni valide, ma anche un po’ vittimistiche e buone per un minuto di puro e salutare lamento. Perche’ il lamento e’ un po’ parte di noi. La nosta storia l’ha incastrato li’ tra cuore e mente e non va via. Lo spiego anche i miei colleghi. Il lamento del meridionale e’ una questione storica, quasi genetica, ma gli dico anche che e’ lo stimolo per cambiare ed a volte lo abbiamo fatto, a volte raggiungendo obiettivi, a volte sbattendo la testa al muro.

Quel maledetto lamento che poi diventa rassegnazione. Quel meraviglioso lamento che diventa reazione. Oscilliamo tra questi due stati d’animo. A me non dispiace il lamento, ma voglio quello che ci fa reagire. Del lucano accondiscendente e lavoratore silenzioso, come il grande Sinisgalli raccontava, sono profondamente stanco. Voglio l’altro lucano, quello che il grande Sinisgalli rappresenta, il lucano intelligente e amorevole, amante della sua terra, che vuol fare, che vuol fallire e poi rifare di nuovo, quello che sogna senza limiti, quello che vuol vedere una Basilicata che sa esserci in questo pazzo mondo. Semplicemente, voglio essere Sinisgalli ecco perche’ scrivo!