Maggio 24, 2009...1:46 pm

Immersioni di Nadia Lisanti

Salta ai commenti

Nella vita di un uomo, a volte, le ore diventano silenzi.

Era seduto sulla panchina della sua città, in attesa di un nuovo ciclo di fermate della linea 118, in direzione casa, e pensava alla donna incontrata quella mattina al bar.

- Lei crede di conoscermi?
- Non direi, è la prima volta che la incontro!
- Può capitare di riconoscersi, no?
- Non tutti i giorni, me lo lasci dire…

Due battute, e poi di quel volto diafano, comparso all’improvviso, dietro il gusto di un caffè ancora tutto da girare, così, senza soluzione di continuità, di quella donna senza età non rimaneva che un odore familiare. Non si erano sfiorati, non si erano toccati, e di lei sentiva tutto.
Come se in piccole e grandi parti di sé, quella donna avesse da sempre abitato, come se ogni parola spesa fino a quel giorno, non fosse stato che vano esercizio mentale, e che valesse la pena rimanere muti, per ascoltare soltanto il senso pieno di uno spazio vuoto. Quello in cui prima lei non c’era, quello in cui si sta soli, quello che ognuno di noi ha dentro per conoscersi attraverso i propri pensieri. In un’intimità così profonda e labile, una manciata di secondi e una virata, in senso diametralmente opposto, al tragitto verso casa, un uomo quel giorno viaggiava in se stesso. A volte, il senso di chi compie il nostro stesso cammino, è proprio questo: un là che ci accorda su ragioni del nostro sentire fino a quel momento presagite, eppure tralasciate.
Perché un uomo solo su una panchina, in un giorno qualunque della sua vita possa, insistentemente, pensare ad una donna dall’altra parte della città, o magari vicina, dietro le foglie e i rami delle sue osservazioni senza meta, a due centimetri dalle sue verità…?Perché una donna possa provare la sensazione di conoscere un uomo, a prima vista, in un giorno qualunque di un solito bar, e poi svanire dietro l’incertezza di non rivedersi più…?
Perché esistono stadi e gradi di conoscenza che hanno a che fare solo con l’acqua e si chiamano: immersioni.
Un uomo e una donna che non si conoscono oggi si pensano e questa straordinaria energia passa attraverso un mare di emozioni senza voce.

Dentro c’è uno spazio che il tempo non può scandire.
Fuori c’è un tempo che lo spazio non può contenere.
In tutto ciò che nutre l’anima,
in ogni anfratto della nostra coscienza,
c’è un desiderio di assenza.

Sulla panchina e in qualche punto della stessa città, in un giorno qualunque, due dimensioni parallele s’incontrano, nello spazio bianco delle ore.

14 Commenti

  • Nello spazio bianco delle ore, un silenzio, una pagina bianca e una storia che appartiene a tutti.
    Ho provato questa senzazione di bellezza e umana vicinanza con esseri che siedevano su panchine disadorne, ho viaggiato accanto agli altri, a chi non conoscevo e sentivo in me, e come te, tornavo a casa con il pensiero di aver sfiorato da qualche parte l’uomo. Questo senso della vita è verità di tempo e spazio Nadia, grazie per averlo fotografato!
    Ti abbraccio forte, Anto

  • Una storia diventa grande quando in essa riusciamo a trovarci in tanti…
    Quanto mi piacerebbe che in questa tua storia si ritrovassero milioni di persone, cara sognatrice, avremmo più occhi per sentirci, più mani per vederci e un respiro unico delle stelle!
    Ti voglio bene poetessa!
    Serenamente

  • Il mio spazio bianco conta i minuti perchè le ore rappresentano già un viaggio lungo. Mi sono immerso e credo che l’estraneità raccontata in questa forma rappresenti il volano di un’esperienza davvero poetica.
    Oggi è sempre più labile il confine tra prosa e poesia, però in questo punto di non ritorno, dove si annida un punto o una virgola, c’è proprio e solo il tempo dell’acqua. Grande Nadia

  • “A volte il senso di chi compie il nostro cammino è proprio questo…”
    Il mio senso è lo spazio bianco, un abito indossato dalla mia donna, credevo fosse mia, il giorno in cui ha preso i voti.
    Da allora il senso della mia vita viaggia sul là della fede, la stessa con cui l’ho persa trovandola in questa estraneità!
    Ti abbraccio Nadia…Flavio C.

  • “si chiamano immersioni”, mi piace il nome che hai scelto per fotografare le realtà che insistono nel sottosuolo della nostra anima.
    Sono le parti di noi che meno e meglio a volte delle altre, ci conducono ad afferrtare il senso pieno della vita.
    Questo spazio intrauterino forse è solo il frutto di una sensibilità femminile. Non vorrei esser tacciata di femminismo però credo che lo spazio bianco delle ore abbia tutto il pieno senso della vita dentro, ed è fatta di acqua. Non vedo l’ora di custodire i tuoi pezzi in un libro del cuore, proprio come il sognatore e la sognatrice che sei!
    Bacione stella!

  • Ascoltare con il cuore e vedere con gli occhi, come fa la Mulas e così sento che “il senso pieno di uno spazio vuoto” con cui una donna entra nell’immaginario di un uomo possa sintetizzare la fusione di tempo e spazio!
    Grazie Nadia, le vibrazioni della tua scrittura mi trasportano in viaggi onirici e in nuovi sensi di me e,e ora come sempre ne ho un gran bisogno bisogno, come di un fiore profumato.
    Sei bella abbi forza sempre di nutrire i tuoi sensi e donarti come fai!
    Buona giornata luce!

  • Siamo tutti così vicini, eppure lo dimentichiamo. Siamo uomini e donne perduti nello spazio di questa folle incomunicabilità, sempre più voluta dall’alto, sempre più anelata dagli organi di potere.
    Basterebbe un attimo di più per sintonizzarci sulle frequenze della stessa onda, quella che ci apparenta e fa di noi gli esseri che hanno uno stesso patrimonio, aldilà dei tempi che ci separano, aldilà dei luoghi che ci attraversano.
    Lui e lei, due sentieri che si uniscono oltre il silenzio, in una pagina, un comune destino. Io credo di non dimenticarlo e credo che questo è il segno delle mie illusioni, senza di esse nessun uomo è vicino, fosse in un tram accanto a noi come passeggero o sulla spiaggia come vicino d ombrellone, insomma laddove rspira un’altra vita, c’è anche la nostra, e tu lo sai cara Nadia!
    Ti abbraccio, grazie!

  • Quando non si sente più la superficialità credo si comincia a vivere davvero e così, che sia ad un passo da noi, di fronte o al lato opposto della strada, si vede sempre l’uomo venirci incontro e una propensione naturale a sporgersi più in là del puro e semplice egoismo. Queste distanze approssimate negli sguardi dell’alterità si colmano una volta e per utte là dove si ha il coraggio di essere noi stessi e di misurarsi con i nostri più intimi sensi di realtà. Siamo tutti legati da una stessa mano che ci accompagna sulla Terra, perchè tendiamo sempr più spesso a dimenticarlo?
    Sarà un piccolo presagio ma io credo che gli occhi hanno dei sogni che le menti possono ancora realizzare!
    Ai tuoi occhi Nadia, dono prezioso di lucidità sul presente e messaggio di speranza per il futuro, mille fiori di noi!
    A presto qui e su facebook, ovunque dici poesia!

  • Forse è per questo che i sub sono persone schive e riservate, forse l’acqua rappresenta una conoscenza di altri mondi che confluiscono nella bellezza di uno sguardo accattivante come quello di mio marito. Leggendo questo brano non ho potuto fare meno di associarlo all’oceanica presenza, quasi un’assenza, che leggo nei suoi profondi occhi.
    Graze Nadia Lisanti, mi hai donato la consapevolezza già di avere al mio fianco un uomo che sa, e l’alterità di non riconoscersi, pur vivendo sotto lo stesso tetto, oggi completa la pagina bianca, lo spazio bianco delle ore!

  • Mi immergo nella solitudine di una metropoli che non sa più raccontare l’altro. Roma è assediata da una bellezza che sfuma nella paura, paura di chi non è diverso da noi eppure qualcuno preferisce che lo sia!

  • @Roberto…Dicevi di Roma, ma credo che un pò in tutto il mondo lo scenario della paura sta affollando le menti, e sempre meno si tende verso l’altro, ma ci si trincera in posizioni arretrate che nulla valgono, in confronto all’arricchimento esclusivo che nasce dal confronto con gli altri.
    Mi immergo spesso nella dimensione altra, mi immdesimo in chi mi viaggia accanto, nella solitudine di Milano e qui, tra le nuvole di smog, si sta perdendo il senso pieno del cielo, una morbida coperta che avvolge tutti noi e che rischiara i nostri progetti di vita, destinandoli ad una scelta di confine. Io spero che le voci fuori dal coro come la tua Nadia, siano sempre più ascoltate, perchè abbiamo tutti bisogno di poesia!
    Un abbraccio a tutti, e a Mario che non ho avuto il piacere di conoscere se non attraverso ciò che i figli stanno proponendo, con passionee senso della vita.

  • Continua così, questo mi sembra il registro più adatto a rendere l tua capacità di leggere larealtà, con sensibilità e gusto!
    Mi piace molto questo senso di alterità, nascosto e infine rivlato attraverso il processo stesso, sotteso alla scrittura: lo spazio bianco delle ore!

  • I tuoi detrattori sono i tuoi nascosti ammiratori, ricordalo piccola!

  • Quando ciò che si scrive apre immaginari universali credo che la forma da dirsi e da darsi sia la poesia, e qui, in forma di prosa io non trovo nulla. Credo che pochi riescano a rendere come fai tu lo spazio bianco delle ore, la tua fluidità diviene icastica quando sfiora le maturità che coltivi dentro. Leggerti diventa un esercizio di stile, perchè riesci a lasciare sempre un profondo che avvicina l’estraneità alla partecipazione e credo che pochi abbiano questo dono. Per questo permettimi di citare Immersioni fra le poesie che appartengono al mio libro interiore…Quanto sei bella Nadia, grazie!


Lascia un commento