E da un paio di settimane che scrivo a stento, come avrete potuto constatare. Manca la vena creativa? Anche, ma soprattutto assorbito da alcuni progetti che succhiano il mio tempo! Però non mi abbandonate, abbiate pazienza che ritorno. E poi potete sempre sostituirmi scrivendo e scrivendo. Mandate i vostri pezzi a saverioromeo@hotmail.com e saranno prontamente pubblicati! Ciao e grazie mille.
P.S. Avviso per la Consulta Giovanile di Picerno. Sono stato contattato da un membro della Consulta Giovanile di Ferrandina che vorrebbe mettersi in contatto con quella di Picerno per promuovere attività congiunte. Il suo nome è Nicola Francione. Se qualcuno della consulta può mandarmi una e-mail (saverioromeo@hotmail.com), vi metto in contatto con lui. Grazie mille.
17 Commenti
Maggio 5, 2008 alle 7:26 pm
Con questo blog hai avuto un’iniziativa stupenda, giustamente non puoi seguire il tutto ogni giorno è normale, ma sono convinta che gli affezionati del blog non ti abbandoneranno mai…anzi…
Maggio 6, 2008 alle 7:30 am
Simona ha ragione,questo blog è un punto di incontro molto importante per noi giovani picernesi,soprattutto per chi è lontano da casa.Approfitto per dirvi che a Parma;mia sede di studio,si sta volgendo “CIBUS”,la fiera alimentare piu importante d’Italia,non so se sapete che è presente anche il consorzio “Lucanica” di Picerno,beh un’importante finestra per conoscere meglio il nostro paese.Cmq saprò dirvi meglio in serata in quanto andrò oggi a visitare la fiera.Saluti e buoona giornata
Maggio 6, 2008 alle 2:31 pm
Savè, noi non ti abbandoniamo di certo.
E visto che sei un po’ occupato, ne approfitto per sottoporre al giudizio dei nostri conterranei un piccolissimo saggio delle ricerche che il Network per la tutela del patrimonio immateriale sta svolgendo in Lucania, soprattutto su eventi dai quali emerge l’identità culturale e religiosa del popolo lucano.
L’obiettivo di questi studi non è scientifico, onere questo che lasciamo all’Accademia, ma conoscitivo e divulgativo.
La nostra speranza è che questo incredibile patrimonio – che appartiene a tutta l’umanità – sia valorizzato in modo sostenibile e rispettoso delle persone e delle comunità che producono tali manifestazioni culturali e religiose e che non sia fatto oggetto di speculazione economica e/o elettorale e/o turistica (di massa), come invece tanti segnali, purtroppo, fanno intendere.
http://it.youtube.com/watch?v=Z6crIfVydbY
A presto,
Giuseppe Torre
Maggio 7, 2008 alle 7:55 am
Buongiorno a tutti.Come vi dicevo ieri sono stato al “CIBUS”.é stata davvero un’esperienza interessante.Sette padiglioni hanno accolto le aziende più grandi e importanti del settore alimentare e non solo.Il padiglione numero sei era quello dedicato alle regioni d’italia e ospitava quello della Basilicata.Le aziende lucane presenti erano ben 24,un buon numero secondo me.Lo stand della nosta regione mirava innanzitutto a valorizzare ciò che di meglio abbiamo:salumi,formaggi,olio,passando per il famoso foagiolo di Sarconi e il buon aglianico del vulture…Potevano mai mancare i salumi piu buoni della Basilicata???Assolutamente..Era infatti presente la “Lucana salumi” di Picerno(e non il consorzio,come ho detto ieri) che con le sue bontà padroneggiava tra gli stands.Insomma credo sia molto importante farci conoscere come paese,ma anche come regione,soprattutto qui al nord,dove qualcuno non sa nemmeno dell’esistenza della “Basilicata”.Manifestazioni del genere sono molto importanti per la valorizzazione dei prodotti,ma della regione stessa.
Sono felice dell’esperienza,anche perchè è bello vedere dei “paesani” fuori dal proprio ambiente,confrontarsi e dire semplicemente”anch’io sono lucano”…Vi saluto e ne approfitto per consigliravi una visitina al “Cibus”,qualora doveste trovarvi in zona Parma non lasciatevelo scappare,io da buon picernese ho assaggiato di tutto in tutti gli stands..:.P P.S.procuratevi degli inviti però perchè il bilgietto costa la bellezza di 40 euro….ciao
Maggio 7, 2008 alle 8:01 am
Il video è molto bello e esprime bene la partecipazione emotiva di chi assiste a questi eventi i quali rappresentano sicuramente un patrimonio importante da preservare come identità locale ma anche come attrattore per un territorio che potrebbe fare delle sue peculiarità paesaggistiche, enogastronomiche e culturali un punto di forza della sua economia. Il che non significa speculazioni economiche o turistiche ma integrazione tra il territorio e le risorse esistenti per la pianificazione di politiche mirate.
Maggio 7, 2008 alle 8:20 am
Saverio perdonami per l’uso improprio che sto facendo del Blog, ma sento l’onere di rispondere ad Annalisa e ti chiedo la cortesia di valutare la possibilità di aprire una sezione apposita.
Ciao Annalisa,
la questione è molto delicata e complessa.
Quando parliamo di beni immateriali parliamo di beni estremamente volatili, nel senso che una minima variazione dell’ambiente che li ha generati potrebbe causarne l’estinzione o modificazioni profonde e irrecuperabili.
Per fare un esempio, nel Salento la Notte della Taranta ha portato ad un flusso di turisti dalle coste alle aree interne pari a circa 250.000 persone.
La conseguenza: la quasi totale distruzione del tessuto culturale nel quale si manifestavano spontaneamente le danze e tutto il mondo che ruotava intorno ad esse che comunemente conosciamo come “pizzica”.
E lo stesso sta accadendo in tutta Italia, compresa la nostra regione, dove è in corso un processo devastante di trasformazione di eventi rituali, festivi o religiosi in sagre, festival, raduni, ecc….
Il tutto con la scusa di “attrarre turisti”.
Maggio 7, 2008 alle 8:30 am
Molto interessante è il post scitto dal Prof. Giovanni Boccia Artieri sul blog dell’APT in riferimento alle ricerche e politiche sul turismo.
http://www.basilicata.travel/index.php/2008/05/06/64/
Maggio 7, 2008 alle 9:14 am
Ciao Giuseppe,
riconosco il pericolo di strumentalizzare la cultura ancestrale di una comunità con la scusa di “attrattore turistico” ma la questione è gestire con un ricerche e studi un’identità culturale senza snaturalizzarla ma creando però delle opportunità per un territorio che, permettimelo, non riesce ad avere ne creare grandi prospettive. ti faccio un esempio sul quale in APT stiamo lavorando: i riti arborei. sono eventi interessantissimi che però rimangono chiusi nella mentalità di festa di paese mentre potrebbero essere degli eventi coordinati e focalizzati su dei target turistici che porterebbero ad un ritorno economico per il territorio inteso come pernottamenti, ristorazione, souvenir e quindi artigianato e tutto ciò che è filiera turistica e che darebbe quindi opportunità di lavoro! è ovvio che i postulati sono turismo sostenibile e turismo di nicchia, i grandi numeri non sono lucani!!!
Maggio 7, 2008 alle 10:48 am
Cara Annalisa,
quando dici: “i riti arborei. sono eventi interessantissimi che però rimangono chiusi nella mentalità di festa di paese”
mi preoccupi e non poco.
E di chi dovrebbero essere i culti arborei se non di quella comunità?
Sono nati in quella comunità, appartengono a quella comunità e non ad altri e quella comunità ha il diritto di gestirli come meglio crede.
Sono nati per assolvere funzioni diverse da quelle che si vorrebbero imporre in nome dello sviluppo economico.
Ogni variazione di “destinazione d’uso” porterebbe alla loro immediata scomparsa.
I percorsi dello sviluppo economico sono ben altri e sono ben noti.
Ho sentito già questi discorsi quando si parlava di ambiente naturale, ora tocca a quello immateriale. Le conseguenze, temo, saranno le stesse.
Chi si occupa di queste cose dovrebbe tutelare le espressioni culturali, non assoggettarle al profitto.
Addirittura l’Unesco ha radicalmente invertito la rotta rispetto a questi temi, dopo che la politica miope di molti stati ha portato alla totale desertificazione culturale di intere aree del pianeta se non addirittura a vere e proprie operazioni di etnocidio culturale.
Personalmente, in quanto appartenente ad una comunità nella quale i culti arborei sono importantissimi, mi batterò con tutte le forze affinché il disegno di mercificare queste manifestazioni culturali non abbia successo.
Maggio 7, 2008 alle 11:49 am
Perfettamente d’accordo con Annalisa, sono eventi interessanti che gioverebbero sicuramente all’economia del paese, porterebbero lavoro, turismo, bisogna cercare di farsi conoscere, o per lo meno provarci, la Basilicata purtroppo è una regione sconosciuta, soprattutto al Nord quando dici sono di Potenza, ti rispondono è in calabria….
Maggio 8, 2008 alle 9:48 am
allora io mi chiedo se i riti arborei devo rimanere un patrimonio della sola comunità a cui appartengono, se l’unesco ha sbagliato a far conoscere le bellezze di questo mondo, allora il viaggio non esiste? spiegatemi per qual motivo vaggiare? io viaggio per conoscere i beni materiali e immateriali dei posti che visito, rispettandoli come turista ma facendoli miei come persona e se il popolo accetturese decide di condividere con me la sua memoria penso che questo sia il massimo che l’identità umana!!!
Maggio 8, 2008 alle 11:05 am
Cara Annalisa,
mi attribuisci parole, pensieri e intenzioni non mie e la cosa mi stupisce non poco.
E poi, cosa centra il viaggio in tutto questo?
E cosa centra la conoscenza del patrimonio culturale del mondo?
E cosa centra la condivisione della conoscenza con l’identità?
Nessuno vuole negare la condivisione della conoscenza, ma nessuno dovrebbe incidere sulla identità altrui e sul naturale evolversi della cultura di una comunità.
Hai detto che lavori all’APT e che ti occupi di questi argomenti, bene, allora hai l’obbligo di sapere che l’Italia ha ratificato la convenzione Unesco sul patrimonio immateriale e che l’articolo 15 della convenzione recita:
Article 15 – Participation of communities, groups and individuals
Within the framework of its safeguarding activities of the intangible cultural heritage, each State Party shall endeavour to ensure the widest possible participation of communities, groups and, where appropriate, individuals that create, maintain and transmit such heritage, and to involve them actively in its management.
Questo significa che ogni azione sul patrimonio immateriale deve essere fatta in accordo e con la partecipazione ATTIVA delle comunità che detengono, sono creatrici e sono custodi di quel patrimonio.
Nessuno, dall’esterno, può arrogarsi il diritto di decidere cosa sia giusto fare con un patrimonio che non gli appartiene. Neppure se tali azioni sono fatte in perfetta buona fede o con finalità di sviluppo economico.
Tutte le volte che sono stati effettuati interventi dall’esterno (vedi la immensa casistica raccolta dall’Unesco negli ultimi decenni) non coordinati con le comunità, il patrimonio immateriale si è estinto o si è trasformato in stupido folklore.
Se questo è che volete continuate su questa strada, ma sarete responsabili di fronte alla comunità nazionale e internazionale delle conseguenze.
Sono già stati commessi gli stessi errori in campo ambientale ed industriale ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Oggi, però, la società civile ha tantissimi strumenti per far valere a livello nazionale ed internazionale i propri diritti culturali ed io mi batto per questo.
Ma attenzione.
Noi non siamo contro le Istituzioni che riteniamo essere tra le poche strutture ancora funzionanti in un Paese che attraversa una forte crisi di rappresentanza democratica e partecipativa.
Noi vorremmo collaborare con le Istituzioni, vorremmo portare il nostro punto di vista all’interno delle Istituzioni ed avviare finalmente un progetto di collaborazione tra società civile e Istituzioni.
Ti invito pertanto ad approfondire questi importantissimi discorsi anche in altre sedi.
Giuseppe Torre
Maggio 8, 2008 alle 2:45 pm
Che la cooperazione con il tessuto territoriale deve essere alla base di ogni azione mi sembra ovvio, e sinceramente mi sembra che non è compreso allora il termine di turismo sostenibile. ti informo Giuseppe, visto che forse non lo sei, che le azioni attualmente a sostegno, e ripeto a sostegno, di iniziative del patrimonio immateriale sono state prese di comune accordo con le comunità e che quindi sono sempre le comunità la parte ATTIVA e sempre la comunità deve creare le opportunità di crescita della comunità stessa. Se permetti le istituzioni devono essere il sostegno non il motore.
Maggio 8, 2008 alle 3:26 pm
Mi compiaccio che l’APT abbia avviato azioni di sostegno con la partecipazione attiva delle comunità.
Ma ho due domande da porre:
1. Quali organismi della società civile sono stati consultati per avviare le vostre attività di “sostegno”?
2. Le comunità sono state rese edotte circa i costi ed i benefici delle azioni che andavano a proporre ed alle quali avete dato sostegno? E se sì, quali organismi della società civile sono stati resi consapevoli di tale analisi costi benefici?
Tali domande sono fondamentali, dal momento che se una pro-loco (solo per fare un esempio) propone di trasformare in Sagra commerciale ed in festival un rito millenario tramandato oralmente per generazioni e magari per sostenere questa idea invita un bel complessino di pizzica salentina e promette di trasformare quel paesino della Melpignano Lucana, con migliaia di turisti che affluiscono da tutta Italia, con tanto di ricadute sulla vendita di souvenir (es. campanacci), prodotti tipici ecc…
Voi che fate? Li sostenete?
Il mio bisnonno costruiva quei campanacci e per farlo impiegava un rito di complessità incredibile che durava settimane.
Ha trasmesso la sua Sapienza a me e ad altri ed oggi quella Sapienza è giunta fino a noi.
I suoi campanacci ancora risuonano in quelle feste, puoi riconoscerli da un S impressa sul manico. E continuano ad assolvere alla loro vera funzione, che sono sicuro tu sappia qual è.
Questa è cultura. Cultura di popolo, ma è cultura.
Anche se questo concetto fa storcere il naso a molti, soprattutto a molti che abitando nel capoluogo di regione pensano di essere estranei o lontani da queste manifestazioni culturali spesso ritenute espressione di classi subalterne e residuali.
Ma attenzione.
Cosa accadrà quando saremo tutti belli omologati?
Cosa accadrà quando la diversità culturale sarà annullata?
Alle porte premono popoli meravigliosi, fieri delle loro tradizioni e della loro cultura.
Come ci confronteremo con loro? Con quali strumenti culturali? Con quale elasticità mentale, creatività, compassione e tolleranza?
Non credo che presso di loro i modelli culturali egemoni nel nostro paese possano mai attecchire.
Non credo che il Grande Fratello o Maria de Filippi possano conquistare anche questi meravigliosi popoli.
Maggio 8, 2008 alle 4:09 pm
Senti mi stia “offendendo” per due motivi: stai utilizzando me che si lavoro per l’APT ma non sto parlando a suo nome, sto esponendo quello che io credo sia giusto e quindi forse stai portando troppo l’argomento in una direzione di critica ad un ente che in questo momento era solo stato citato come esempio e poi parlare di grande fratello e maria de filippi mi sembra davvero troppo. forse la pensiamo abbastanza similmente: io sono per la salvaguardia del nostro patrimonio culturale ma per me questo significa apertura e condivisione col mondo e per fare ciò ho bisogno anche di farmi conoscere, nel modo giusto, in maniera sostenibile ma aprirmi all’esterno! e per tua conoscenza io non abito nel capoluogo ma sono espressione di una classe subalterna e residuale!!!!!!!
Maggio 9, 2008 alle 9:01 am
Ok,
mi arrendo,
hai vinto questa battaglia.
Nulla può un uomo contro le antiche, mitiche, segrete e terribili arti belliche delle donne lucane.
Ma prima di svanire nelle nebbie digitali, vorrei riportare un brano della convenzione Unesco sulla diversità culturale:
“Cultural diversity is a driving force of development, not only in respect of economic growth, but also as a means of leading a more fulfilling intellectual, emotional, moral and spiritual life.
This is captured in the seven culture conventions, which provide a solid basis for the promotion of cultural diversity. Cultural diversity is thus an asset that is indispensable for poverty reduction and the achievement of sustainable development.”
Spero solo che tu abbia compreso che siamo dalla stessa parte della barricata.
Maggio 28, 2008 alle 7:42 pm
Prendetevi una camomilla!