E’ davvero possibile parlare di politiche comunali per il lavoro? O per dirlo in modo piu’ chiaro, un comune ha le risorse, le competenze e le capacita’ legislative per operare in materia di lavoro? Non ho la risposta a queste domande, ma ho l’impressione che le capacita’ di un comune d’incidere sulle politiche del lavoro non sono tantissime. Comunque vedo due possibile vie. La prima, che chiamerei diretta, vedrebbe un comune od un gruppo di comuni diventare azienda in specifici settori di pubblico interesse. Per esempio, un comune potrebbe pensare di creare una propria azienda per la produzione di energie rinnovabili. Il comune/azienda ha quindi capacita’ di creare posti di lavoro. In questo scenario, il comune giocherebbe un ruolo al di fuori della sua sfera pubblica, magari, stroncando attivita’ imprenditoriali in corso. In aggiunta a cio’, un comune o gruppo di comuni hanno le risorse economiche e manageriali per fare tutto questo? Una seconda via, che chiamerei indiretta, vede il comune impegnato a favorire la creazione e sviluppo di piccole e medie imprese da un lato (sviluppare un clima innovativo nel territorio) e a migliorare le condizioni e le opportunita’ di lavoratori o persone in cerca di occupazione (formazione) dall’altro. In aggiunta a cio’, il comune potrebbe anche adoperarsi per favorire l’investimento esterno nel territorio comunale. Per far cio’, il comune deve fare marketing di se stesso proprio come uno stato s’adopera ad attrarre investimenti stranieri.
Sono queste solo alcune idee. Per poter ragionare sistematicamente su questa tematica servirebbe una sorta di consulta, o gruppo di studio, od osservatorio che s’interessi d’analizzare le diverse possibilita’ che vi sono e che si possono creare. Questo gruppo dovrebbe vedere la presenza delle imprese del territorio, degli amministratori, delle associazioni industriali e commerciali, dei sindacati, dell’universita’, delle scuole superiori. Questa consulta servirebbe a monitorare l’economia del territorio, ad individuare lacune, a suggerrire strategie.
Politiche comunali per il lavoro
21 lunedì mag 2007
Posted in Politica
Le nostre amministrazioni locali piuttosto che attivarsi in maniera utile per cercare di porre rimedio sia alla richiesta di lavoro che viene dal proprio territorio sia per dare servizi più efficienti e econmicamente più convenienti, trovano più conveniente utilizzare le risorse a propria disposizione per fare opera clientelare e di mero mantenimento dei propri bacini elettorali.
Il cattivo costume di fare assunzioni, stipulare convenzioni e dare incarichi in prospettiva elettorale o per premiare i propri accoliti, oltre ad essere assai diffuso comporta un vero e proprio spreco di energie e di fondi che utilizzati in maniera diversa potrebbero fare molto per alleviare la carenza di lavoro che colpisce le nostre realtà.
Delle vere politiche del lavoro non saranno mai prese in considerazione fino a quando vigerà tale uso distorto del potere.
Il rischio che la gestione sia finalizzata a tali scopi, poco sociali e molto personali, compromette in partenza anche iniziative che sulla carta potrebbero dare risultati apprezzabili.
Purtroppo il discorso è sempre lo stesso, bisogna attivarsi per cambiare le cose alla radice e rimboccarsi le maniche per far decollare non solo economicamente ed occupazionalmente, ma anche sotto il profilo morale e civico le nostre comunità.
L’analisi iniziale è giusta e dettegliata.
Nel senso che tra le due vie, penso, sia arrivato il momento, che un’amministrazione locali sposi la prima, quella dell’iniziativa in prima persona.
L’esempio posto della gestione di risorse rinnovabili è un esempio da prendere in seria considerazione.
Poco fa la Regione Basilicata ha fatto un bando per il finanziamento a fondo perduto del 75% su impianti fotovoltaci pubblici e privati.
Il bando è scaduto e il Comune non si è mosso, come sempre.
Il Comune aveva i siti idonei (è proprietario di 1350 ettari di terreno a Picerno); aveva la possibilità del finanziamento e l’occasione di creare un entrata futura non indifferente, aveva l’occasione di fare qualcosa di concreto per l’ambiente e in ultima analisi aveva la possibilità di creare un minimo di occupazione.
Di tutto questo niente.
Altra occasione mancata è la non volontà da parte dell’Ente di avvalersi delle sponsorizzazioni.
E’ brutto avvalersi delle sponsorizzazioni, ma nel mondo globalizzato di oggi è necessario.
Attraverso le sponsorizzazioni si protebbero portare avanti meritevoli iniziative che renderebbero la vità di una piccola comunità migliore.
Ulteriore iniziativa mancata è quella della ciclicità degli eventi di carattere culturale. Ad esempio ci ricordiamo del 10 Maggio 1799, ma in realtà molto spesso non sappiamo nemmeno di che parliamo, e quando sono le Istituzioni a dimenticarlo è ancora più grave.
Io penso che gli avvenimenti importanti di una comunità, come quella Picernese, debbano avere un carattere di ciclicità temporale ben definito e collegati non alle solite manifestazioni festose di piazza, ma a qualcosa di più concreto, come premi per tesi di laurea sull’argomento, pubblicazioni ecc, quindi più concretezza e meno superficialità.
Sono solo alcuni spunti, un saluto a tutti.
A proposito di occupazione, con lo sblocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione, sono stati indetti alcuni concorsi. Tra i principali vi segnalo 404 posti all’INAIL (scade il 4 giugno 2007) e 130 posti alla Regione Puglia (scade il 31 maggio 2007).
Su http://www.melandroweb.it trovate i link ad entranbi i bandi.
Serve la Laurea per caso?
Grazie Nico, ma stà Laurea triennale rompe propio le p….
Per tre anni di cavolo che fanno possono patecipare anche a questi concorsi.
Invece io che sto facendo i vermi nell’università non posso farlo, ma ti rendi conto?
Tutta colpa di quel lurido del ministro berlinguer.
Ha fatto una riforma tale da permettere prima di tutto a cani e porci di laurearsi, e come se non bastasse di farlo anche prima, in modo da poter rubare posti, che in realtà spetterebbero a noi . Ma che schif.
A noi chi…………
A noi!!. Quelli che realmente hanno sudato nelle università, imparando mattoni da 1000 pagine e non opuscoletti che ti permettono di fare 4 esami in una sessione.
Se la legge non fosse cambiata, caro Boda80 , sai quante persone oggi in possesso di un diploma di laurea triennale, sarebbero ancora impigliati nella ragnatela delle università ?.
Quando ho iniziato , facevano selezione, non per niente come primo esame del primo semestre, potevamo fare o Privato (900 pagine) o Ragioneria (1200 pagine),indi o magiavi la minestra o ti buttavi dalla finestra, caro mio.
Adesso è tutto semplice, questa è la verità.
Concordo con Franco, oggi veramente con la nuova impostazione universitaria si laureano “cani e porci” come dice Franco!!!
Ma vi sembra giusto che diano dei crediti solo perchè una persona frequenta?
Il Fratello di un mio ex collega di università (residente a Napoli) si è iscritto a Pisa però all’inizio non ha potuto frequentare per problemi economici (non poteva permettersi l’affitto ….ora finalmente ha trovato lavoro e ha preso casa).
Mi diceva che la mattina alcuni “gioielli” che dovrebbero (si fa per dire) rappresentare il futuro della nostra “cara bella Italia”, prima di andare a lezione si facevano le canne distruggendosi totalmente (tanto che qualcuno ad un certo punto si addormentava) !!!
Ora ditemi voi perchè una pesona che ha problemi economici e che non può frequenatare l’università debba partire svantagiato rispetto a dei COGLIONI del genere?
volevo dire : svantaggiato……..odio la mia vecchia tastiera
Donato, sei sempre il solito bacchettone!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ma scusatemi tanto, come fate ad affermare con tanta certezza che i nuovi studenti
universitari siano dei coglioni, come dite voi…
Non sto certo a giustificare questo nuovo sistema universitario, ma non mi sembra
giusto fare affermazioni come le vostre…”oggi all’università si iscrivono solo cani
e porci”…perchè quei cani e porci di cui voi parlate sono persone che seguono le
lezioni, studiano e fanno gli esami…mi dispiace deludervi ma sarebbe una buona cosa
abbattere il luogo comune degli esami da 100 pagine…non so che studenti (e di quali
facoltà) conoscete, ma vi posso assicurare e garantire che, almeno per quanto
riguarda materie scientifiche, questi cani e porci i libri da 1000 pagine li studiano, e
non solo lo fanno ma lo devono fare anche nei tempi previsti se vogliono essere
competitivi…ma sapete quale percentuale di ragazzi/e si laureano entro i tre anni?una percentuale che non supera il 35%…
Dunque…i luoghi comuni lasciateli a chi non è informato perchè è veramente
demoralizzante per uno studente che prende sul serio quello che studia sentirsi dire
che è tra i cani e porci che si laureano oggi…quando invece si spacca il culo in tre anni
per fare più o meno 26 esami…mattoni di 900-1000 pagine…e non opuscoletti informativi come credete evidentemente voi…
Ripeto, personalmente non so che studenti conoscete voi, ma certo non potete dire
che oggi ci sono gli studenti che fumano prima di andare a lezione, mentre con il
vecchio ordinamento eravate tutti santi…e neanche si può dire che prima i professori vi
martoriavano mentre oggi gli
stessi prof regalano esami a questi studenti…cani e porci…che sono capitati nel più
miserabile dei sistemi universitari…
non sto certo dicendo che questo sistema è giusto…tutt’altro…
però quando mi daranno il pezzetto di carta in mano non mi sentirò certo una capra..
per tre anni ho sudato sui libri….e non sugli opuscoletti…!!!
…cmq…ringrazio manuelito perchè mi ha (quasi) ripristinato la connessione…thank
Di sicuro non è giusto generalizzare e denigrare la nuova laurea specialistica, ma, a parer mio, con la riforma universitaria, purtroppo, anche a causa della riduzione dei fondi statali, l’università è diventata una sorta di azienda che deve aumentare il profitto pubblicizzando bene il proprio prodotto, garantendo lauree in tempi brevi e con medie alte.
Il 35% di persone che si laureano in tre anni mi sembra una percentuale molto alta, se confrontata con il numero di studenti che dopo tre anni riuscivano ad essere pienamente dopo i primi tre anni col vecchio ordinamento. Prima la selezione si faceva già a partire dal primo anno, adesso forse la si fa un pò alla specialistica.
Almeno questo è quello che vedo via: alla specialistica si laureano in molti con 110 e lode (e sinceramente molti non lo valgono) e ci sono persone che arrivano alla laurea con la media del 30!!! Cose che prima della riorma era pressocchè impossibili!
Vecchi esami che prevedevano prova scritta e orale, adesso sono limitati ad una semplice prova scritta, senza confronto alcun col professore, il che è paradossale… manco fosse l’esame di scuola guida! Un numero così elevato di esami in tempi stretti non permette la formazione di quello spirito critico e di analisi che è fondamentale nel campo della ricerca.
Secondo me il vecchio sistema era strutturato male perchè premiava solo chi eccelleva, ora invece tende a livellare troppo i valori, a discapito di chi veramente merita e studia.
Forse non in tutti gli atenei è così, ma globalmente la situazione è questa, cosa che dovrebbe dar più fastidio agli studenti stessi che vedono così svilito il loro stesso valore.
La verità è che abbiamo un sistema che non funziona, in cui solo chi è determinato e motivato riesce a far proprie le diverse discipline (il più delle volte solo grazie a meriti propri e non dei docenti), e che per di più non tutela più queste persone, perchè crea un elevato numero di figure concorrenti ma incompetenti che rischiano di “rubare” il posto a quelli veramente bravi.
Penso che la laurea non dovrebbe essere “garantita” a tutti, perchè altrimenti tutti pretenderebbero un posto dietro ad una scrivania… e non credo sia una cosa positiva!!!
E cmq, bruna, quando ti daranno il pezzetto di carta in mano ricordati di fsteggiare e di invitare gli amici
“Il 35% di persone che si laureano in tre anni mi sembra una percentuale molto alta, se confrontata con il numero di studenti che dopo tre anni riuscivano ad essere pienamente dopo i primi tre anni col vecchio ordinamento. Prima la selezione si faceva già a partire dal primo anno, adesso forse la si fa un pò alla specialistica.
Almeno questo è quello che vedo via: alla specialistica si laureano in molti con 110 e lode (e sinceramente molti non lo valgono) e ci sono persone che arrivano alla laurea con la media del 30!!! Cose che prima della riforma era pressocchè impossibile!”
Giustissimo ciò che dice Gigi.
Per quanto riguarda il discorso di Bruna è pur vero che non bisogna generalizzare….ma , credimi, la laurea una volta era davvero un’alra cosa (con ciò non voglio dire che chi si laurea adesso è meno preparato ma sicuramente ci saranno piu’ laureati che forse non saranno all’altezza del titolo conseguito!!) .
Per fortuna molte aziende richiedono (credetemi l’ho vissuto sulle mie spalle) ancora la laurea del vecchio ordinamento perchè piu’ completa e piu’ “sudata”, quindi a chi ancora frequenta il vecchio ordinamento dico : dateci dentro e non preocupatevi sarete sempre scelti prima voi di altri!!!
Non era mia intenzione offendere qualcuno, o per lo meno mi scuso per non essere stato chiaro. Adesso mi spiego ,in Italia esistono “Università” ed “università”.Cio che ho detto precedentemente era inerente alla mia facoltà, cioe ” Economia Aziendale” ed in particolar modo al mio Ateneo.
E’ normale che in Italia esistono Università dove la Triennale ha portato acor più disagi negli studenti, basta vedere i programmi che vi sono alla facoltà di Giurisprudenza della Federico II: I programmi sono gli stessi del vecchio ordinamento in più vi sono meno sessioni.
Ciò dimostra che nelle facoltà Italiane vi sono due pesi e due misure, quelle in cui studiano gli opuscoletti e quelle in cui si suda realmente la laurea.
Spero che il mio discorso sia stato chiaro.
Chiedo scusa a Bruna per non aver specificato ciò che volevo dire.
prima min la prera e poi ti vuoi scusare……..comunque è giusto anche questo, dipende anche dalle facoltà…..però rimango del parere che prima era un’altra cosa ed era molto piu’ difficile laurearsi !
No marcantò io non ho buttato nessuna pietra il mio ero uno sfogo dovuto alla visualizzazione dei bandi a cui, nonostante prossimo alla laurea, non posso partecipare in quanto ancora non in possesso della scartoffia.
Solo che nello sfogarmi non sono stato comprensibile, non era mia intenzione quella di fare di un erba un fascio, perchè infatti propio come dice Bruna, non in tutte le facoltà si fa la pacchia. Ma il mio intento era solo quello di ribadire l’inadeguatezza di questo sistema universitario attuale.
E Chiarooo o no
Se non è chiaro chiamatemi al 3383944889 e spiegatemi cosa non avete capito
I t chiam !!
prendo spunto da un articolo letto su libero ALLA PAGINA:
http://liberoblog.libero.it/cultura_spettacolo/bl5505.phtml
Dopo il cambio dell’ordinamento universitario è aumentato il numero degli iscritti. Ma la laurea ha ancora lo stesso prestigio? Impressioni di un neolaureato
di Il Maestro
Prendo spunto da questo sondaggioper trattare ancora una volta il tema dell’università. Questa volta però a confronto metterò vecchio e nuovo ordinamento. Perchè? Perchè fondamentalmente tutti (o quasi) i laureati che conosco sono nuovo ordinamento, me compreso, ma questo nuovo ordinamento mi ha lasciato un pò l’amaro in bocca.
Un tempo infatti la laurea aveva un gran valore, dava un certo prestigio. Del resto era una impresa non da poco. C’erano alcuni esami mastodontici e difficili che per passarli richiedevano la vendita dell’anima a Satana. Io devo dire che ho provato molto poco del vecchio ordinamento, praticamente un anno (sarebbero stati due, ma il primo ero a Spezia e non fa testo). Il secondo anno c’erano due colossi da noi, architetture e sistemi, che non erano proprio robetta da poco.
Poi è venuta la riforma Moratti. Dal 2000 in via sperimentale e pian piano introdotta in tutte le facoltà, tale riforma prevedeva che i corsi di studio fossero divisi in due parti. Una laurea di primo livello di 3 anni che conferisce il titolo di “dottore” nella materia, una specialistica di due anni che conferisce il titolo di “dottore magistrale”. Quali sono stati i cambiamenti?
Beh, credo che i cambiamenti che ho avvertito di più sono stati due: l’aumento inconcepibile del numero di esami da dare e la diminuzione drastica della loro difficoltà. Se per la laurea vecchio ordinamento in informatica ci volevano una ventina di esami, io che sono un ibrido tra le due lauree ne ho dovuti dare 30. Ovviamente i fondamentali sono stati mutilati di alcune loro parti o smembrati in due o più esami.
Questo vuol dire che se prima per dare l’esame X dovevi buttare un mese e più della tua vita, chiuderti in casa e studiare tutto il giorno, ora in una settimana di lavoro durante le pause che ti concedi dal divertimento riesci a dare lo stesso esame, ma magari per dare X ora devi dare un esame che si chiama come X ma che magari continua anche come Y e Z.
A cercare informazioni sul 3 2 si scopre che è condivisa l’idea che tale riforma abbia aumentato il numero di iscritti alle facoltà. Beh, certo, adesso l’università è più abbordabile per tutti, anche se magari i meno portati ci metteranno qualche anno in più. Per lo stesso motivo si è riscontrata una diminuzione del numero di persone che si ritirano.
Ma c’è una cosa che aleggia nell’aria e che mi sembra sia il primo elemento fondamentale di differenza che questa riforma ha innescato: l’università è diventata una “azienda” che può ottenere degli incassi dagli iscritti. Sì, perchè i soldi degli iscritti rimangono all’università. Servono a pagare professori, borse, attrezzatura, ricerca… Ma il numero dei professori non aumenta molto rispetto all’aumentare dei nuovi iscritti, e lo stesso il numero delle borse di studio assegnate.
Un pò aumenteranno le attrezzature utilizzate, ma delle migliaia di euro spese in tasse quale percentuale occuperà la spesa per le attrezzature? Carta, elettricità e cose così, divise per i tanti alunni per corso diventano una cifra irrisoria. Aumentando gli iscritti aumenteranno forse i soldi per la ricerca o comunque per cose che alla maggior parte degli studenti non interessano direttamente. O forse ritornano allo stato? Non credo… sta di fatto che ad avere tanti iscritti non ci guadagno di certo io singolo studente in prima persona no?
E secondo me è iniziata una vera e propria “caccia agli iscritti” che si concretizza in corsi di studio sempre più semplici e sempre meno significativi dal punto di vista del lavoro.
Vi cito una frase di un articolo, questo:
“Da quando la riforma dell’istruzione superiore è entrata in vigore, i corsi di laurea di primo livello sono diventati più di 3.000 (!), con taluni nomi dei corsi stessi che fanno davvero rabbrividire e la cui utilità è più che discutibile.”.
Da qui si possono tirare due somme:nel 2005 si sono laureati/diplomati 299789 studenti con 451278 iscritti al primo anno, nel 2003 erano 233501 con 405718 immatricolati al primo anno, nel 2000 erano 159897 con 310924 immatricolati al primo anno.
Siccome mi piacciono tanto le statistiche, giusto per dare una idea, il rapporto tra entranti e uscenti nel 2005 è di 1.5, nel 2003 è di 1.73 e nel 2000 è 1.94. Si tende quindi ad una situazione in cui tutti gli anni il numero delle persone che si laureano è pari a quello di persone che si iscrivono.
Altra statistica: nel 2003 c’è stato un incremento del 46% di laureati e del 30.5% degli iscritti rispetto al 2000, nel 2005 un incremento del 28% sul numero dei laureati e dell’11% sugli iscritti rispetto al 2003, ma un aumento del 87.5% dei laureati e del 45% del numero di iscritti rispetto al 2000.
Purtroppo non posso avere statistiche sulle valutazioni, ma esperienze personali mi spingono a dirvi che già avere 100/100 al liceo ormai è lo standard, adesso nel giro di due anni mi aspetto che il mio 110 diventi la media, tra 4-5 sarà una schifezza.
Per oggi è tutto. Stay tuned!”
…………………………………..PAROLE SANTE , E’ INUTILE NEGARLO ORA E’ TUTTO PIU’ FACILE !!!
…vabbè…se lo dite voi qualcuno ci crederà…tranne io….!….baci