giugno 16, 2010

Eccetera di Nadia Lisanti

E la gente si sentiva più vicina,
in fluide consistenze,
come se gli spazi non fossero necessitati dal tempo.

La paura di scoprirsi uguali in commiserati orizzonti
a sortire solitudini
o forse
la bellezza di un sogno condiviso?

In ogni angolo di quelle linee sorgeva un desiderio e così nessuno seppe come cominciò,
né quando.
Il mondo si rimpiccioliva sempre di più e le stelle cadevano in nuove geometrie.

- Cosa ti aspetti da questo, domani? -

Si ascoltarono in silenzio.

(E la vita non si articolò più).

Prese un giro di volta,
come fosse impazzita,
si beò del suo stesso vortice quasi udisse il diniego:
una Via Lattea senza più esplosioni.

- Siamo sotto questo cielo a chiedere la Luna,
una casa,
un diritto,
un bisogno,
un sorriso,
una canzone,
un libro,
un lavoro,
un sogno,
una strada, l’Universo.

Basterebbe ciò che abbiamo, la nostra complessa e semplice natura e quell’ora diventerebbe mai.

Un moto durante,
a volte muto,
altre scostante darebbe senso al nostro cercare.

E di un elenco disordinato sul mondo,
di una Babele circoscritta al potere non resterebbero che tre puntini ancor prima di un eccetera.

-Ci sono cose che è meglio non sapere,

moltitudini ignoranti,

questo saprei del domani se solo vivessi oggi. -

Non vi è bellezza che non paghi il disincanto e,
in questa assurda legge dell’essere,
la nostra dimensione si scarta
come un cilindro in bilico su due esistenze,
una scatola non aperta sulla possibilità di una scelta,
la fortuna parallela all’ambiguo elogio di un eccetera, eccetera, eccetera.

giugno 16, 2010

Qui e altrove di Nadia Lisanti

Sei venuto a cercarmi che ero già stanca di vita.

Vita,
perchè vita ho dato,
fino al giorno in cui mi hai trovata,
nell’etere,
come un salto di cometa.

Ho provato a resistere come si fa ad Illusione.
Ho cercato parole che coprissero sensi,
così dissolti e pieni
di un incertezza esistenziale.

-Siamo ciò che conosciamo – mi ripeto ogni volta
e la paura si misura in briciole di noi,
come fosse un’ossessione.

Disinvolti i piedi,
scalzi di ogni fato,
mi hai trovata in un altrove che è solo qui.

Qui,
dove mi ha lasciata la maraviglia
Qui,
come se non avessi più me
Qui,
perchè non vi fosse luogo ad accogliere i miei se

Ho viaggiato in te,
e dei tuoi silenzi ho bagnato petali di rugiada.
Ho trascorso in te,
i miei ancora lontani sogni e,
ho dato.

Dato
tutto ciò che non sapevo si nascondesse sotto ali di lacrime
Dato
tutto ciò che volevo disegnasse confini di un nuovo gioco
Dato
per come e quando non avesse fine l’urgenza di vivere.

- e cos’è l’amore se non vita? -
Ho chiesto a lei
(perchè voglio che oggi Amore sia femminile)
di restituire ciò che la vita sta sottraendo alle tue emozioni, e carezze, e giorni nuovi.
Ho chiesto a lui
(perchè voglio che oggi Amore sia maschile)
di infonderti la forza delle radici, la bellezza della memoria e il disincanto di un avvenire.

Mi hanno risposto e non è facile ammettere,
mi hanno risposto entrambi,
ed era solo una domanda!

- cos’è l’amore?

(amore è solo amore
come vita è solo vita)

Avvinti si persero,
l’uno nell’altra
e non si sa chi fossero
se non Qui e Altrove.

Lontano da ogni cuore
vi è sempre e solo
un cuore

giugno 3, 2010

Sud! Se guardo al futuro, forse non ci sarai piu’!

Oggi leggo su La Repubblica cose dette e gia’ dette, cose che fanno tremare. Politici, vi prego, munitevi di lungimiranza!

“Il Sud spopolato e impoverito. Le previsioni del Censis si basano su modelli che tengono conto delle tendenze attuali, ma in qualche caso si introducono delle variabili, in particolare per i posti di lavoro che sarebbe augurabile ottenere e per la riduzione del debito pubblico (senza la quale arriveremmo al collasso). Sconsolante vedere come diventerà ancora più profondo il divario tra Nord e Sud in assenza di adeguate politiche di sostegno e di rilancio delle Regioni del Mezzogiorno: “Nel 2030 – si legge nello studio del Censis – la popolazione residente in Italia sarà di 62 milioni 129mila persone, il 3,2% in più rispetto al 2010. Mentre gli abitanti delle Regioni del Sud diminuiranno (-4,3%), saranno i residenti nel Centro-Nord ad aumentare in modo consistente (+7,1%), soprattutto per effetto dell’immigrazione”.

Il che si traduce in 890.000 abitanti in meno per il Mezzogiorno che “in assenza di interventi significativi, continuerà a perdere attrattività”, e in 2,8 milioni di persone in più nel Centro-Nord. Con conseguenze disastrose: “Il trend di impoverimento del capitale umano al Sud comporterà un allargamento del divario rispetto al Nord sia come mercato di consumatori, sia come bacino di lavoratori, intaccando così i principali fattori di generazione della ricchezza”.
(La Repubblica, 03/06/2010, “Censis, ecco come sara’ l’Italia nel 2030. Sud spopolato e povero. Over 65 il 26.5%”)

maggio 29, 2010

Verso un dibattito sulla gestione delle strutture sportive e di svago a Picerno

Sul web e credo in paese in maniera cartacea, circola il peridioco della Giovane Italia di Picerno, l’organizzazione giovanile del PDL, “A Voce Alta”. Prima di tutto voglio fare gli auguri di buon lavoro a coloro che realizzano il periodico. Ho sempre creduto che questo tipo d’iniziative, di qualsiasi natura politica esse siano, siano salutari e positive per la partecipazione dei cittadini alla politica ed alle decisioni che via via si prendono sul destino di Picerno.

Nell’ultimo numero che ho letto, i giovani di “A Voce Alta” lanciano una iniziativa sulle strutture sportive abbandonate, ma comunque utilizzate dai giovani picernesi. A tal proposito chiedono all’Amministrazione Comunale di adoperarsi piu’ a fondo per renderle legalmente e facilmente fruibili. Sostengono e propongono che il sol modo per far cio’ e’ quello di farle gestire da una associazione. Ho speso la mia prima fanciullezza a giocare a calcio nello spazio antistante la Scuola Oscar Pagano e credo che per anni e’ stato fatto illegalmente, ma mi divertivo moltissimo; per non parlare dell’utilizzo del campo di basket e da tennis presso l’ITIS. Quindi non posso che condividere le preoccupazioni e le richieste della proposta di “A Voce Alta”. Pero’ penso che debba essere articolata in dettaglio, in termini di gestione e di risorse. Credo che la proposta non e’ nuova. E’ venuta fuori in passato, ma mai realizzata perche’ molte domande non avevano sicure risposte. Chi alloca le risorse all’associazione? Il Comune? In base a quali criteri si sceglie un gruppo invece di un altro? E quante risorse si possono spendere per questo? E le risorse, particolarmente quelle economiche, non sono molte. Ed allora che fare? Si potrebbe convocare un tavolo delle associazioni di volontariato e chiedere loro se vogliono assumersi questa responsabilita’ magari in modo rotazionale. Sono tutte domande di non facile risposta. La gestione di strutture pubbliche e’ stato sempre un annoso problema. Penso per esempio ad i giardini pubblici. Il Comune li pulisce e li rende fruibili, ma alcuni sono un po’ abbandonati. Di recente sono stato un paio di volte al piccolo parco giochi in Via Vito Marcantonio con mio figlio. Dovrebbe essere piu’ pulito di come l’avevo trovato.

Per concludere, mi sentirei di proporre ai ragazzi di Giovane Italia, ma anche a quelli di altri gruppi politicizzati e non di avviare un dibattito pubblico sull’argomento e cercare una soluzione condivisa e descritta in dettagli da mettere sul tavolo del Sindaco.

maggio 21, 2010

Il libro di Carmine Curcio e mille domande

La mia breve permanenza picernese durante questo Maggio piovoso è stata accompagnata dalla lettura del libro di Carmine Curcio “Storie di santi, di eroi e di emigranti”. Il libro è un bel viaggio tra i momenti salienti della microstoria picernese. Il volume sembra aleggiare intorno ad una aureola positiva nonostante i momenti tragici e le varie emigrazioni che hanno segnato la storia di questo piccolo centro lucano. Per esempio i successi di alcuni compaesani, quali quelli dello stesso autore, in terre lontane danno una visione positiva del fenomeno migratorio. E’ una visione che mi piace. Si va via dai luoghi amati con dolore, ma anche con speranzosa energia di rinascita. E’ questa energia, a volte, fa fare cose onorevoli.

Nonostante questa bella sensazione, la lettura mi ha lasciato qualche ansiosa domanda. Il libro chiaramente celebra il vigore culturale, sociale ed economico di Picerno negli anni che vanno dagli anni 60 ai primi anni ottanta trovandone le cause in una gioventù intellettuale che sradica lo status quo per portare il paese ad un diverso livello di sviluppo. E’ questa lettura l’ho ritrovata in altri libri su Picerno, per esempio rileggendo alcune cose di Mario Romeo. Ed è indubbio che quella generazione ha cambiato il paese qualsiasi sia il giudizio su quel cambiamento. A questo punto l’ansiosa domanda: “Cosa sono stati gli anni di storia picernese che vanno dalla seconda metà degli anni ottanta ad oggi?” Se la mia generazione dovesse guardarsi dentro, cosa potrebbe dire di aver fatto per il paese? Quale è stato il contributo che un giorno un altro Carmine Curcio potrà celebrare semmai ve ne fosse uno? E’ ancora presto per trarre conclusioni, alla fine la mia generazione è ancora giovane e può dare ancora tanto. Ma la mia impressione è che il paese è nuovamente cambiato, ma non perchè vi sia stata una forza che ha sviluppato un modello di cambiamento, ma semplicemente perchè trascinato da una società che inevitabilmente cambiava. E da qui segue un altra domanda. Il paese vuole continuare a farsi trascinare dalle cose oppure vuole definire, disegnare ed inventare la Picerno degli anni futuri?

Ecco! A me fa sempre piacere leggere chiunque vorrà raccontarci Picerno, ma vorrei tanto leggere di Picerno del nuovo millennio e vedere intellettuali come Carmine Curcio discutere con le nuove generazioni su quello che può essere Picerno nel futuro.