“Lu Monne Scappa” venne pubblicato dalla Casa Editrice Il Salice. Il Salice purtroppo non esiste più ed il suo fondatore, Claudio Elliott, è oggi un rinomato scrittore per l’infanzia. L’ho incontrato per una chiacchierata su quell’esperienza e sulla letteratura e cultura in Basilicata.

Saverio: Ci puo’ raccontare dell’esperienza della Casa Editrice Il Salice?
Claudio Elliott: L’idea di una casa editrice a Potenza venuta a un insegnante di italiano australiano, per di più napoletano di cultura ma toscano di famiglia – materna -, fu la cosa più sconvolgente nella cultura potentina degli anni ‘80: infatti non se ne accorse nessuno. A parte alcuni proff dell’Università della Basilicata: Nicola De Blasi (per pura coincidenza, abitavamo da giovani nello stesso caseggiato a Napoli), Franco Fanciullo, Paolo Di Giovine, Loredana Lazzari, la prof. Strappini, insomma il gruppo storico di quegli anni. Quindi pubblicavo libri di alto livello culturale ma anche libretti di poesie di autori sconosciuti – che sono rimasti sconosciuti – e feci un tentativo nella scolastica, ma senza successo: non avevo capitali, non sapevo gestire una casa editrice; culturalmente, ero aiutato da Cinzia Zungolo e Marco Santoro, ma non avevo una struttura vera e propria. E non volevo apparentamenti politici. Riuscii a organizzare un convegno con Albino Pierro nel 1993 – diviso tra Matera e Potenza – ma non acquisivo credibilità nell’ambiente culturale potentino. Sono stato più volte a casa di Pierro, a Roma, e lui sembrava stimare il mio lavoro, e avevamo altri progetti. Ma morì, poco conosciuto in Basilicata ma assai stimato all’estero – si parlava di una sua candidatura al Nobel, contrastata pare da Luzi. Alla fine non l’hanno avuto né l’uno né l’altro. Nel 1995 ho chiuso la casa editrice, sicuramente per una cattiva gestione ma anche per non aver avuto pagamenti promessi per libri che avevo pubblicato. Insomma, come editore facevo schifo.

Saverio: Come avvenne l’incontro tra lei e Mario Romeo e che ricordo ne serba?
Claudio Elliott: Mario Romeo mi fu presentato da Paolo Di Giovine o Nicola De Blasi, non ricordo esattamente, e ne ebbi l’impressione – poi conservata: l’ho incontrato poche altre volte -di una persona determinata e convinta del lavoro effettuato, ma non tanto presuntuosa da non accettare le modifiche consgliate al suo bel libro da Di Giovine e dagli altri proff, più esperti di lui nel greco classico e nella contestualizzazione degli originali che lui aveva tradotto. Parliamo di poesie o frammenti di poesie greche di tipo edonistico, giocoso, filosofico, di autori noti e meno noti, tradotti a volte liberamente – e qui mi ricordo le divergenze con i proff – , ma insomma tutti rispondenti al titolo del libro: Lu Monne Scappa, che non può non ricordare il panta rei di Eraclito.
Mario Romeo era contento del libro, da me edito e con clamorosa copertina di Marco Santoro, ma credo che le vendite non lo abbiano soddisfatto. L’ho incontrato, Mario, un altro paio di volte negli anni a seguire, e fu sempre cordiale e affettuoso.

Saverio: Cosa fa oggi Claudio Elliott?
Claudio Elliott: Claudio Elliott oggi insegna lettere nelle scuole medie e scrive libri per ragazzi per Le Monnier, Raffaello e altri editori a rilevanza nazionale. Notizie ulteriori sul sito www.claudioelliott.it .

Saverio: La letteratura lucana ha avuto momenti di grandissimo valore con Scotellaro, Pierro, Sinisgalli, solo per menzionare alcuni nomi. Come editore e scrittore lei ha vissuto questi ultimi vent’anni di letteratura e cultura lucana. Come giudica questo periodo?
Claudio Elliott: Io sono un uomo senza radici (australiano con padre neozelandese e madre torinese, vissuto a Firenze e Napoli, trapiantato per lavoro e amore in Basilicata a trent’anni) e questo mi impedisce di vedere nel profondo la regionalizzazione della letteratura. Voglio dire: Wilde o Joyce sono grandi scrittori inglesiper un incidente sono nati in Irlanda. Sarebbero stati grandi anche nati a Londra. Il genio non ha confini geografici, tanto meno regionalistici. Veniamo a Pierro o a quelli citati nella domanda, anzi Pierro no: lui è lucano a tutti gli effetti nel suo linguaggio – in parte inventato – e quindi si è ritagliata una veste non solo regionale ma paesana (Tursi). Ma Sinisgalli è un poeta postermetico di grande valore, Scotellaro ha scritto versi e pagine di prosa di livello eccelso: sono poeti italiani, nati in Lucania. Vado un attimo nel personale: da alcuni critici del mio lavoro sono ritenuto uno scrittore lucano, ma in una recente antologia pubblicata a Napoli – dove ho vissuto una ventina d’anni – sono ritenuto un affermato rappresentante della cultura napoltena. Ecco:una tendenza a regionalizzare che non mi trova d’accordo. Scrittore o poeta o scultore italiano, e basta. In Basilicata abbiamo eccellenti scrittori (Gaetano Cappelli, Mariolina Venezia, per esempio) che pubblicano con editori nazionali, hanno lettori in tutta Italia, magari parlano anche di Potenza o di paesi lucani, ma che potrebbero essere veneti o toscani.
Come editore, ho conosciuto molti scrittori di versi (poeta è parola grossa) nati e viventi in Basilicata, alcuni tardi imitatori di Montale, alcuni ancora petrarcheschi (!), altri spontanei senza lavoro sulla parola, altri sperimentatori fuori tempo massimo: penso che avere qui a Potenza una casa editrice li abbia in parte incoraggiati a uscire dal guscio, a esporsi; il che, per me, è stato un grande risultato. Il fervore che vedevo in quegli anni (dal 1987 al 1995), il viavai di scrittori in versi e in prosa presso la mia casa editrice era un sintomo di una vivacità che fino a quel momento era sotterranea; il mio piccolo contributo quindi l’ho dato. Di quelli, alcuni hanno continuato a scrivere e pubblicare; altri, sono tornati nell’ombra.

“Cantami, o diva, del pelide Achille…” ha un po’ cadenzato la mia fanciullezza. Mi son salvato da piccolo perche’ una mia zia mi raccontava le favole che tutti leggono, altrimenti sarei rimasto assediato da eroi e Dei strombazzanti per lungo tempo. Mio padre ci raccontava di Aiace, Ulisse e quel birbante di Apollo in continuazione. Questo perche’ la passione di Mario Romeo per la cultura greca antica era incontrollabile.

“Lu Monne Scappa” e’ la prova cartacea di tale amore. E’ infatti una raccolta di lirici greci in dialetto picernese. Non sono semplice traduzioni, ma come spiega il Professore Nicola De Blasi nella prefazione “diventa percio’ chiaro, in conclusione, che davvero Mario Romeo fa proprii alcuni temi cari ai lirici greci, li riprende, li rende attuali e li rivolge, con l’efficace concretezza del dialetto, a chi ancora si senta disposto a interrompere per esempio la corsa alla ricchezza, allo status di yuppie rampante di provincia, per sostare anche solo per una sera a bere, pur sobriamente, un bicchiere di vino che fa scupri’ l’anema umana…”

“Lu Monne Scappa” fu pubblicato dalla Casa Editrice Il Salice di Potenza, casa editrice che credo non esista piu’ e che era’ guidata da Claudio Elliot, apprezzato scrittore per l’infanzia. La raccolta include 72 traduzioni e cinque poesie dialettali. Delle tante ne voglio ricordare una e dedicarla, come Mario Romeo fece, ai miei compaesani.

A li Pecernise da Teognide

Pecernise, ve voglie bbe’.
Ve voglie cunzeglia
meglie ca pozze:
avira ghesse ggiurezziuse
e nunn’avira usa’
li mmalazzione
pe ddeventa’ cchiu’ ricche
e cchiu’ putente.
Queste l’avira tene int’a la testa:
stascire luntane
ra ggente salvarega,
stascire sempre
pe la ggente bbone.
Guaglio’,
pe llore puje magna’,
veve e canta’,
pe llore te puje pure mbriaca’
pe llore te puje fa na chiacchiarara.
Stascenne nzemm’a llore,
te mpare pure’m po a ghess’oneste.
Se staje nzemm’a lu triste
te guaste la natura.

La prima raccolta di poesie in dialetto picernese di Mario Romeo, “Lu Monne Scappa”, venne pubblicata nel 1989. Sono passati vent’anni. Altre raccolte, racconti, scritti politici ed altro sono stati pubblicati prima e dopo la morte di Mario Romeo. Molto materiale rimane non pubblicato. Per questi vent’anni avevo anche pensato ad una sorta di giornata celebrativa, ma mi sa che, per tanti motivi, non se ne fa niente. E quindi m’affido al blog, che alla fine e’ a lui dedicato.

Ma perche’ farlo? Sicuramente vi e’ la nostalgia di un figlio che approfitta della liberta’ di esprimersi che Internet democraticamente concede a tutti noi, ma vi sono anche gli attestati di stima e riconoscimento che continuamente vengono da piu’ parti e che mi fanno pensare che Mario Romeo un segno a suo modo lo ha lasciato. Ed allora per questa seconda parte del 2009, il blog proporra’ principalmente cose di e su Mario Romeo.

Ed iniziamo con una brevissima biografia. Mario Romeo nacque il 6 Febbraio 1941 in un paese povero ed in guerra. La mamma Lucia, che mi cucinera’ indimenticabili ravioli ed uno stellare baccala’ fritto, era ebolitana. Il papa’ Saverio, di cui porto il nome, era un tutto fare. Ogni mestiere era buono pur di portare il pane a casa. Quello che passo’ alla storia e’ sicuramente quello del venditore di sale per cui fu coniato il soprannome “u salit”, che ho anche ereditato nella mia fanciulezza. Mario Romeo parla dei mille mestieri del padre nel libro “La Storia di Maria”, lavoro svolto in collaborazione con Maria Teresa Greco.

A scuola il piccolo Mario sembra essere capace, tanto che il padre Saverio viene invitato a mandarlo a Potenza per frequentare le scuole media e superiore. Termina il Liceo Classico e si prepara per l’universita’. Piu’ volte mi disse che avrebbe voluto diventare medico, ma che il percorso era troppo lungo e, quindi, costoso. Ed allora opto’ per Lettere Classiche. Credo che si sia laureato in un tempo degno. Mi sono sempre chiesto come avesse tollerato alcuni miei anni universitari, sostanzialmente dediti ad attivita’ edonistiche!

Durante gli studi liceali ed universitari era gia’ apparsa quella che sara’ una grande passione e cioe’ la politica. Entra giovanissimo nel Partito Socialista Italiano. Al termine delgi studi universitari, credo che abbia avuto la tentazione di lasciare Picerno per lidi migliori, ma Mario Romeo, come tanti della sua generazione, ha avuto il coraggio di rimanere. Coraggio che forse non ho avuto. Rimane a Picerno ed inizia ad insegnare su e giu’ per la Basilicata fino ad avere la cattedra al Liceo Scientifico di Potenza. In parallelo continua l’attivita’ politica che lo vede contrastare la potente Democrazia Cristiana dell’epoca. Questa lotta continua fino alle elezioni amministrative del 1980 quando la Democrazia Cristiana viene sconfitta da una coalizione socialista-comunista. Passa il terribile terremoto a Novembre dello stesso anno. La carriera politica raggiunge il suo picco proprio nel 1989, come Sindaco di Picerno, ma su essa non mi soffermo. Ad altri il compito, se sentito, di discutere del Mario Romeo politico ed amministratore. Ed e’ proprio nel 1989, in parallelo ad un Convegno, oramai famoso, sul 1799, che esce Lu Monne Scappa. Da li’ e’ un intrecciarsi di eventi: la malattia cardiaca che lo accompagna ovunque, la crisi politica che lo sconquassa proprio nei valori in cui aveva creduto, ma una crescente creativita’ e curiosita’ intellettuale e letteraria di cui vi parlero’ su questo blog. Mario Romeo muore il 22 Febbraio 2002 nel tentativo di sostituire il suo cuore incapace di farlo vivere.

A parte l’amor di figlio, credo che Mario Romeo meriti ancora attenzione per il contributo di amministratore e politico che ha dato alla sua comunita’ e per il suo tentativo di mettere in letteratura la storia, la lingua e la societa’ picernese e lucana. GalloItalica dara’ quest’attenzione. Spero d’interessarvi. E come solito nella filosofia del blog, ogni vostro contributo e’ benvenuto.

Vorrei fare la mia breve analisi sull’esito delle elezioni comunali a Picerno. La faccio come membro di “Picerno Partecipata”, sostenitore di “Sviluppo e Solidarieta” e quindi, come sconfitto. Ma prima di commentare, voglio fare i complimenti per la vittoria al Sindaco Valeria Russillo ed augurare a lei, alla sua squadra ed ai suoi sostenitori un lavoro proficuo per la comunita’ picernese.

Ed allora perche’ il centro-sinistra a Picerno ha perso le elezioni? Per me esiste una ed una sola ragione. Il centro-sinistra ha anche questa volta ostinatamente coltivato la divisione pensando che la tornata elettorale era un affar nostro. Tutti i partiti, gruppi e fazioni del centro-sinistra picernese hanno clamorosamente sottovalutato la crescente salute del centro-destra picernese che si e’ andato irrobustendosi negli anni con la presenza di un consigliere regionale, un candidato Sindaco da tempo condiviso, un clima politico favorevole, un gruppo di giovani intelligentemente coltivato, ed un risultato elettorale alle politiche di grande consistenza (piu’ di 1700 voti). Noi, il centro-sinistra, non abbiamo voluto vedere ed analizzare tutto questo. Se avessimo aperto gli occhi, saremmo andati alle elezioni con una coalizione unita e coesa, con un programma forte, sotto un unico candidato Sindaco. Abbiamo preferito fare altro! Questa e’ la ragione della nostra sconfitta. Tutte le altre teorie discusse nei giorni successive all’elezioni sono semplicemente macchinazioni per nascondersi la realta’.

Ed allora cosa fare adesso? Non aspettiamo le prossime elezioni comunali per parlare di cosa fare. Dobbiamo dare un segno di vitalita’ immediato. Dobbiamo dare un segno di forte dinamismo nel fare opposizione alla nuova amministrazione sia tramite i consiglieri di minoranza e sia tramite iniziative non consigliari. Ma per fare tutto cio’, dobbiamo ritrovare unita’ e stabilita’. Dobbiamo creare una leadership che porti un rinnovato ed unito centro-sinistra alle prossime elezioni comunali. A questo si arriva attraverso una stabilizzazione interna dei partiti del centro-sinistra. Si eleggano i segretari, o quant’altro si voglia, e che questi guidino i partiti a fare politica per la comunita’. E poi la coalizione di partiti scelga la leadership che ci guidera’ alle elezioni tramite le primarie. Questo e’ un percorso che ha bisogno di tempo. Partiamo oggi e non aspettiamo perche’ la battaglia politica con il centro-destra si fara’ sempre piu’ dura.

La campagna elettorale è finita. E’ stata una campagna elettorale intensa col pensiero pienamente rivolto alle questioni locali. La piazza si è riempita più volte. Vi è stato dibattito, vi è stata la gente. Tutto positivo, molto positivo. Però si è parlato davvero poco d’Europa, del suo valore, di cosa farne e di che direzione prendere. Tutte questioni di estrema importanza per il singolo cittadino, per le nostre comunità, per il nostro futuro. E quindi invito tutti a votare per l’Europa qualunque sia il vostro credo politico ed il vostro pensiero. Non importa il partito politico a cui appartenete e vi sentite più vicini, importa votare per l’Europa!

Inno alla luce

Inno alla luce - la galleria fotografica di Raffaele Martino

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